Il Carso

Canovella Home Page  
Menù precedente ] Canovella degli Zoppoli ] Castelli sul Mare ] [ Il Carso ] Itinerari del gusto e del vino ] Trieste, la città ] verso l'Istria ] Gorizia, Grado, Aquileia ] Canovella degli Zoppoli ]

Il Carso: sentieri, grotte e scienza

Il termine Carso (Kras in sloveno e Karst in tedesco) deriva dalla parola Carsa (Karra o Garra) di origine preindoeuropea, che significa roccia, pietra. Infatti la grande protagonista del paesaggio carsico è proprio la pietra, come racconta la leggenda sulla creazione del Carso.  pietra(21084 byte)

Dal punto di vista geografico, la parola Carso sta ad indicare l’altopiano, una volta chiamato Carsia Giulia, che si estende ad Est ed a Sud –Est della città di Trieste.
Attualmente, per ragioni politiche, il Carso è suddiviso in triestino e sloveno.
Il Carso triestino è ristretto al solo territorio italiano e si estende per circa 40 Km dal Monte S.Michele (Monfalcone) alla Val Rosandra per una larghezza media di 5 Km.

La principale caratteristica del paesaggio carsico è quella di non avere una rete idrografica superficiale. L’unico vero corso d’acqua visibile è quello che si trova nella Val Rosandra. Gli altri brevi corsi d’acqua, che si possono trovare sul nostro altopiano, scompaiono nel sottosuolo per poi ritornare in superficie dopo aver compiuto un percorso sotterraneo, creando un paesaggio che può sembrare agli occhi di chiunque come una terra sassosa, arida e ricca di insidie. Una terra come questa, dura ed ostile, è di per se stessa terra di leggende, come quella che narra l’arsura del Carso.

bullet
Aurisina
bullet
Grotta del Mitreo
bullet
I sentieri
bullet
Free climbing
bullet
Trieste e dintorni in bici
bullet
Carsiana
bullet
Grotta Gigante
bullet
Monte Grisa
bullet
Monrupino / Repentabor
bullet
Foiba di Basovizza
bullet
Postumia: grotte e castello
bullet
Grotta Vilenica
bullet
Grotte di San Canziano
bullet
Il polo scientifico

 

i testi sono liberamente tratti dal sito www.marecarso.it , interware.it e www.triestebynet.it ai quale si rimanda per ulteriori approfondimenti

Aurisina / Nabrezina

Il nome sloveno -Nabrezina- ha il significato di "paese sul ciglione", tra Carso e mare; l'intera zona nei dintorni del paese e' ricca di storia; gli scavi effettuati nella grotta Pocala, nella grotta del Pettirosso e nel Riparo Zaccaria hanno infatti fornito una buona documentazione sulla preistoria sul Carso. La pietra della Cava Romana di Aurisina servi' per la costruzione di Aquileia e, più recentemente, per la realizzazione di importanti edifici a Trieste, Vienna, Budapest, ma anche negli Stati Uniti.
Nel paese di Aurisina sono interessanti alcuni edifici che mantengono intatti gli elementi caratteristici dell'architettura carsica; tali edifici si incontrano soprattutto procedendo, in leggera discesa, dalla piazza principale di Aurisina, sulla prima strada a sinistra (guardando verso la facciata della chiesa di S. Rocco): interessante e', ad esempio, una piccola piazza che ospita la fontana e, al centro, una cisterna. Quest'ultima presenta un pozzo circolare di dimensioni notevoli in blocchi di pietra calcarea.
Proseguendo per la strada, in discesa, e svoltando a destra alla fine, si raggiunge il complesso edilizio contraddistinto dai numeri civici n° 30, 31 e 32: nella parte centrale si trova un'interessante costruzione, con copertura a doppia falda, coperta da lastre di pietra; un camino costituisce un elemento tipico della prima architettura carsica.
Percorrendo le strette strade del paese si incontrano spesso edifici e che conservano elementi tipici dell'architettura carsica, anche se, purtroppo, molte tra le costruzioni più antiche, hanno subito rimaneggiamenti.
Una curiosa particolarità si osserva, infine, lasciando il paese di Aurisina in direzione S. Croce: appena superate le ultime case dell'abitato si incontrano due colonne site ai lati della strada, che ricordano una visita a Trieste dell'imperatore Francesco I; esse furono infatti erette in suo onore nel 1816 e costituivano il limite territoriale della città.

vedi: http://www.comune.duino-aurisina.ts.it/turismo/ita/aurisina_info.html

Grotta del Mitreo

La grotta del Dio Mitra, nell'area delle fonti del Timavo, è una preziosissima reliquia del passato, una finestra sulla storia più antica.

L'interno della Grotta del MitreoSi tratta di una cavità naturale in cui si praticava il culto misterico del dio Mitra, diffuso nel mondo romano dalla fine del I secolo sino al trionfo del cristianesimo. Al centro della grotta si trovano due banconi paralleli e tra di essi un blocco di calcare, squadrato, su cui veniva spezzato il pane durante le cerimonie religiose. Sulla parete di fondo trova spazio il calco di una lapide sostenuto da delle colonnine: raffigura il dio Mitra mentre uccide il toro primigenio.
Così recita la dedica: "All'invitto dio Mitra Aulo Tullio Paumniano offre per la sua salute e per quella dei suoi fratelli".

Nella grotta, inoltre, sono state trovate moltissime offerte: circa 400 monete, la più antica delle quali fu coniata da Antonino Pio, 160 lucerne e un gran numero di vasetti, tutti databili tra il I e il V secolo d.C. Il tempio Mitreo di Duino è l'unico, in tutto il mondo, ad essere situato in una grotta ed è uno dei più antichi mai scoperti.

La grotta del Dio Mitra è piuttosto nascosta ma di facile accesso. Dista circa due chilometri dalle fonti del Timavo, in direzione di Duino.
Si percorre la statale 14, sino al bivio che porta al centro di Duino. Poco dopo l'incrocio, sulla sinistra, si incontra una stradina che porta alla caserma della Forestale. Raggiunta la caserma si imbocca un largo tratturo sulla sinistra. Si prosegue e, prima di raggiungere il sottopassaggio dell'autostrada, si imbocca il sentierino che scende verso il basso. La grotta del Mitreo è proprio lì. Cfr: Grotta del Mitreo

I sentieri

bullet

Sentiero dei pescatori - Ribiska Pot

Il sentiero collega l'abitato di Aurisina con il porticciolo di Canovella degli Zoppoli passando a non più di 50 metri dal nostro B&B; esso è collegato al circuito didattico di Aurisina, un itinerario circolare che inizia e si conclude presso la scuola media Igo Gruden sull'altopiano carsico sopra la strada costiera. Si tratta di una passeggiata nella storia, nella cultura e nella natura di Aurisina. Sono sei chilometri tra undici punti d'interesse, scelti, selezionati e studiati dagli allievi della scuola media statale Igo Gruden di Aurisina con il supporto del Comune di Duino Aurisina. Il punto di partenza è fissato davanti alla scuola, in località Aurisina Cave 16. Si imbocca il Sentiero dei Pescatori sino ad arrivare alla vedetta Pod Oljscico, da cui si gode un panorama mozzafiato sul porticciolo di Aurisina.

Dopo essere ritornati alla partenza del Sentiero dei Pescatori ed aver imboccato il Sentiero Kugy ci si imbatte nel terzo punto d'interesse: si tratta di una pineta con la tipica macchia mediterranea ed evidenti fenomeni di carsismo. Si prosegue poi verso la vedetta Liburnia, una torre piezometrica elevata ai tempi della costruzione della ferrovia meridionale per il rifornimento d'acqua alle locomotive. Da lassù, a 177 metri d'altezza, si gode di un panorama straordinario. Ma la passeggiata è ancora lunga.

Si esce dalla pineta e si punta verso la piazza di Aurisina, passando davanti alla casa del poeta Igo Gruden. In piazza San Rocco si può visitare la chiesa parrocchiale. Dalla chiesa parte anche un viale alberato che porta al busto di Igo Gruden, il poeta di Aurisina. Poi si scende verso il basso, verso il centro storico del paese, dove fermarsi nella Krzada, una piazzetta dove di può ancora ammirare la tipica architettura carsica. Si esce poi dal paese vecchio per spingersi verso le aree coltivate, la dolina Liscek e soprattutto il cimitero dei caduti della Grande Guerra.

L'itinerario, perfettamente segnalato da chiare indicazioni, ritorna quindi in paese, passando sotto l'autostrada attraverso un sottopassaggio. In prossimità del cimitero si sale verso destra, arrivando sulla strada provinciale. Qui si fa tappa al laboratorio marmifero, dov'è possibile conoscere uno dei tratti peculiari della storia e della cultura di Aurisina, il paese degli scalpellini. L'itinerario si conclude, quindi, alla scuola Igo Gruden.

bullet

Sentiero Rilke

Una terrazza naturale di quasi due chilometri affacciata sulle bianche falesie di Duino. Una passeggiata che affonda le sue radici nella storia, che sa di cultura e di letteratura.

Questo è il sentiero
Rilke, uno degli itinerari più suggestivi, e accessibili del Carso triestino. Proprio qui, infatti, amava passeggiare il poeta Rainer Maria Rilke, ospite dei principi di Torre e Tasso. Basta leggere le "Elegie Duinesi" per trovare la traccia indelebile del fascino del ciglione carsico, una bianca scogliera che si getta nel mare.

Il sentiero
Rilke inizia dal piazzale dell'AIAT di Sistiana, lungo la S.S. 14, al bivio per Sistiana Mare. Si cammina, protetti da una recinzione in legno, proprio sul ciglione carsico, ammirando la baia di Sistiana, una delle più belle e suggestive dell'alto Adriatico. Poi ci si spinge nel cuore della pineta, per ritornare sul ciglione, tra mare e cielo, proprio sopra la baia di Duino.

Qui lo sguardo si perde tra enormi rocce calcari modellate dall'erosione, torri e pareti a picco sul mare. E poi, sullo sfondo, il castello di Duino, abbarbicato ad un promontorio che sembra uscito dalle mani di uno scultore. Il sentiero si conclude proprio nel centro di Duino, a due passi dal castello e dal
Collegio del Mondo Unito.
Nelle giornate di cielo terso, che sul Carso sono veramente numerose, lo sguardo, dal
Rilke, si spinge sino alle prealpi carniche, alla laguna di Grado, alle Dolomiti e alla costa istriana. Un panorama che ricorda uno dei grandi capolavori impressionisti.

L'ultima suggestione del
Rilke è dedicata agli amanti della storia più recente: lungo il sentiero si incontrano delle postazioni da tiro risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Reperti che oggi sono stati trasformati in originali e panoramici terrazzi affacciati sul golfo di Trieste.

bullet

sulle tracce della Grande guerra

Ceroglie, uno dei borghi più tranquilli e suggestivi del territorio di Duino-Aurisina, ospitava, durante la Prima Guerra Mondiale, diverse attività militari di retrovia. L'itinerario che vi proponiamo è una sorta di viaggio all'indietro nella storia, in una storia difficile, pesante, che sa di sofferenza ma che è giusto, doveroso, conoscere.


Lasciato il centro del paese si imbocca la vecchia strada bianca che collega Ceroglie al borgo di Medeazza, girando attorno alle pendici settentrionali dell'Ermada. Al primo bivio si prende il sentiero di sinistra. In questa zona, nel 1996, è stato ritrovato un deposito di munizioni austriache, un'importante testimonianza. Si prosegue sul sentiero, in leggera salita, e si superano due doline, due avvallamenti del terreno di natura tipicamente carsica. La seconda dolina ospitava una serie di baraccamenti, in parte ancora visibili.

Si risale e si imbocca un vecchio camminamento che porta ad una caverna, contraddistinta da una lapide in tedesco. Si trattava di un rifugio, in parte danneggiato per recuperare i materiali di sostegno. Superata la caverna si punta dritto verso la cima dell'Ermada, seguendo un sentiero ampio e comodo. Arrivati al cartello indicante il vicino confine di stato si gira decisamente verso ovest, imboccando il sentiero 3 del Cai.

Proseguendo lungo il sentiero ci si ritrova, dopo poco, all'imbocco della grotta del Monte Querceto (facilmente visitabile), che nel difficile periodo della guerra ospitava dei generatori elettrici. Si prosegue, quindi, sempre lungo il sentiero 3, sino ad arrivare al cartello che indica il confine di stato, a 40 metri di distanza. Dopo pochi metri, sulla sinistra, si incontra una stradina che porta proprio alla cima dell'Ermada. Qui ci si perde con lo sguardo fra trincee, ben visibili e resti di villaggi di guerra.

La cima è segnalata da una moderna postazione confinaria in abbandono. Tutto intorno, però, ci sono ancora decine di racconti della Grande Guerra. Seguendo i solchi dei camminamenti si raggiungono caverne, osservatori blindati, ricoveri, punti d'osservazione.

bullet

Parco tematico della Grande Guerra

La prima guerra mondiale, iniziata sul fronte italo-austriaco il 24 maggio 1915, coinvolse Monfalcone fin dal 9 giugno con l’entrata in città delle prime truppe italiane e la contemporanea occupazione di parte delle quote soprastanti abbandonate dai reparti austro-ungarici per posizioni meglio difendibili.
L’abitato si trasformò in retrovia accogliendo ricoveri, comandi, ospedali e cimiteri, mentre una rete di camminamenti e le trincee di prima linea segnarono profondamente il profilo delle alture.

Le operazioni iniziali consentirono alle truppe italiane di attestarsi sui rilievi della Gradiscata, della Rocca e delle quote 98 e di collocare avamposti antistanti alle zone del “Tamburo” e di quota 93 in direzione delle quote 121 e 85, che vennero contese, conquistate e perdute ripetutamente per un anno intero, costringendo a grandi sacrifici le migliaia di uomini destinate a questo tratto di fronte.

La caduta di Gorizia (8/9 agosto 1916) permise una lieve rettifica alla linea avanzata italiana che inglobò le quote 121 di Pietrarossa e la 85, ribattezzata nel dopoguerra “Quota Enrico Toti”, tenendosi in stretto contatto con il caposaldo avversario di quota 77 di Sablici. Quest’ultimo venne superato soltanto nel maggio 1917 nel corso della decima battaglia dell’Isonzo.
Nel tardo autunno 1917 lo sfondamento austro-tedesco a Plezzo e a Tolmino costrinse i reparti italiani a ritirarsi dal Carso. Il 27 ottobre 1917 si conclusero le operazioni sulle alture circostanti Monfalcone

AMBITO TRINCEA JOFFRE E GROTTA “VERGINE” (404/1063 VG)

Dopo le operazioni iniziali dell’estate del 1915 questo complesso divenne un sistema trincerato di seconda linea; l’uso principale era quello di collegamento con la linea di cresta soprastante e la quota 98. La predisposizione della linea serviva a sbarrare eventuali incursioni avversarie in caso di sfondamento delle linee antistanti ed in particolare di quella che dal “Tamburo” di quota 104 scendeva verso la quota 93 e quindi verso la cava.
Il manufatto venne rafforzato in fasi successive ed attualmente risulta in buono stato di conservazione. La particolarità principale è che lungo il suo tracciato intercetta due grotte naturali che vennero opportunamente adattate ad usi militari; in particolare la Grotta Vergine, così chiamata dopo il suo fortuito ritrovamento, che è stata riattata alla fruizione turistica dal Gruppo Speleologico Monfalconese “Amici del Fante”, rappresenta un tipico esempio di adattamento a fini bellici di cavità naturali, non infrequenti sul Carso della Grande Guerra.
Al suo interno vennero realizzati spaziosi terrazzamenti collegati da gradinate e venne servita da due ingressi sbucanti direttamente nella trincea stessa.

COME RAGGIUNGERE IL PARCO

Via del Carso provenendo da Trieste:
immettersi in via Colombo, proseguire per via Romana fino a raggiungere piazzale Tommaseo (P), dal quale si prosegue a piedi verso via del Carso, seguendo le indicazioni stradali “parco tematico della Grande Guerra”.

Via del Carso provenendo dall’autostrada A4:
sia dalla direzione di Trieste che da quelle di Udine e Venezia prendere l’uscita  Monfalcone Est, immettersi in via Colombo, proseguire per via Romana fino a raggiungere piazzale Tommaseo (P), dal quale si prosegue a piedi verso via del Carso, seguendo le indicazioni stradali “parco tematico della Grande Guerra”.

Salita Mocenigo provenendo dal centro città:
da piazza della Repubblica (P) percorrendo tutto Corso del Popolo si raggiunge salita Mocenigo, dalla quale si prosegue seguendo le indicazioni stradali “parco tematico della Grande Guerra”.

Informazioni più complete sul sito del Comune di Monfalcone

bullet

 dal Castello di Miramar a Contovello


Dal castello di Miramare al paese dei pescatori, dalla città al Carso. E' questo il percorso del sentiero da Miramare a Santa Croce, un sentiero antico, in arenaria, percorso da generazioni e generazioni di pescatori. Un sentiero circondato dai muretti a secco, che sale tra i pastini, tra viti e querce. Un sentiero altamente panoramico che permette allo sguardo di correre sino a Grado, a Punta Sottile, a Punta Grossa e a Punta Salvore, in Croazia.

Il sentiero, recentemente recuperato, inizia all'altezza della piccola e suggestiva stazione ferroviaria di Miramare, a due passi dall'omonimo castello, reggia di Massimiliano d'Asburgo, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe.
Narra la storia che l'imperatrice Elisabetta d'Austria, Sissi, in occasione delle sue visite a Miramare amasse percorrere questo ripido sentierino, sino ad arrivare alla graziosa chiesetta della Madonna della Salvia, a Contovello.

Tra terrazzamenti, gradini, punti panoramici, campi e orti il sentiero s'inerpica sino ad arrivare proprio a Contovello, un borgo antico, medioevale. Da qui un sentiero, stretto nel bosco, porta a Santa Croce.

bullet

il sentiero Riselce

Riselce è un sentiero didattico naturalistico ricco di punti informativi che offrono una panoramica completa sulla flora, la fauna, l'architettura, l'archeologia e la geologia della zona di Sgonico.

La partenza, ben segnalata da un diorama, è posta davanti al municipio di Sgonico. Ci si incammina sulla strada asfaltata, in direzione di Prosecco, passando davanti all'Orto Botanico Carsiana.

Poco più avanti, prendendo il primo incrocio e girando a sinistra, si incontra il secondo punto informativo, dedicato alla descrizione di un boschetto di carpino nero e rovella. Si prosegue seguendo le indicazioni del sentiero, sino ad arrivare ad altri tre punti informativi. Scendendo un po' si incontra il cartello informativo dedicato al margine boschivo, dove in primavera fioriscono le peonie e il dittamo. Un vero spettacolo della natura.

Inoltrandosi nella pineta si trovano i cartelli descrittivi dedicati alla dolina e al bosco di rovere. Poco più avanti, oltre una salita, si arriva sul bordo della grande dolina Riselce, profonda circa 50 metri. Un punto informativo ne spiega la caratteristiche peculiari.

Si tratta di una dolina profonda circa 50 metri, probabilmente originata da lenti fenomeni di crollo dei soffitti di cavità antichissime, dovuti a un fiume sotterraneo. Un ambiente in cui si sono sviluppate un bel numero di nicchie ecologiche, capaci di dare rifugio ad una fauna specifica, spesso endemica.
I punti informativi, prima di arrivare alla conclusione del sentiero, sono ancora una decina. Si passa dal campo di robinia a un ghiaione, da un tratto di boscaglia conquistata dal sommacco ad alcuni ponti naturali in pietra, scavati dall'acqua. Con il ventesimo punto informativo il sentiero si conclude. Si esce dalla boscaglia e si arriva sulla strada asfaltata. Puntano verso sinistra si ritorna a Sgonico, girando verso destra ci si dirige verso Rupinpiccolo.

bullet

 il sentiero Slivia

Il sentiero che collega Aurisina al castelliere di Slivia è una delle passeggiate più suggestive per toccare con mano la preistoria carsica, scoprendo grotte che celano tesori di enorme valore e uno dei castellieri più belli di tutto il territorio. Il sentiero prende il via dal paese vecchio di Aurisina, da dove parte una stradina sterrata che supera il sottopassaggio autostradale. Si prende quindi il sentiero sulla sinistra che, superato il cavalcavia ferroviario, entra nella pineta. Si prosegue tenendo la sinistra, sino ad arrivare, dopo 200 metri circa, ad un varco nel muretto a secco che costeggia il sentiero.

Si scende nella dolina dove si apre la grotta Pocala, scrigno senza fondo di reperti paleontologici. Nella Pocala, infatti, sono stati rinvenuti reperti del neolitico e del paleolitico medio. Ripreso il sentiero si punta verso nord, arrivando, dopo una breve salita, l'ingresso della grotta Linder, chiusa ma visitabile su prenotazione (informazioni allo 040/630464 o 040/635500).

Subito dopo si lascia il sentiero per deviare a sinistra, attraverso un varco nel muretto a secco. Si trova un'altra traccia, che si sviluppa prima tra la vegetazione più bassa, poi, spingendosi verso nord, esce a fianco di una dolina. Alla fine si sbuca su un sentiero da cui si nota immediatamente, sulla sinistra, l'imponente figura del castelliere di Slivia.


Il castelliere è una costruzione della media età del Bronzo, una sorta di cinta muraria che cinge la zona più elevata delle alture in posizione strategica. Queste strutture nascondevano in genere dei prati, una base ideale per capanne con muri a secco e tetto in paglia. Nell'area carsica i castellieri furono abitati sino al V secolo a.C. Al loro interno sono stati trovati numerosi reperti (visibili al Civico Museo di Storia Naturale e al Civico Museo di Storia e Arte), che hanno permesso di ricostruire, piuttosto precisamente, la vita e gli usi dei loro abitanti.
Il Castelliere di Slivia, è uno dei castellieri più noti e studiati. Molto del suo sviluppo è celato dalla vegetazione ma i rilievi parlano chiaro: la cinta interna misura 270 metri, con uno spessore di 2,15 metri, il muro esterno ha una lunghezza di circa 300 metri.
Gli scavi al Castelliere di Slivia hanno permesso di scoprire materiali dall'epoca dal Bronzo medio all'età del Ferro per arrivare poi a resti ceramici di epoca romana.

Dopo aver ammirato il Castelliere di Slivia si ritorna sul sentiero. Proseguendo si esce sulla strada asfaltata che collega Slivia a San Pelagio.

bullet

la Napoleonica

La passeggiata Napoleonica ha una lunga storia alle spalle. La Napoleonica, in realtà fu dedicata, nel 1935, a Nicolò Cobolli, uno dei grandi alpinisti triestini. Non si tratta di Napoleonica, quindi, ma di Sentiero Cobolli. Tutti, però, la conoscono per Napoleonica, perché si riteneva che fosse stata aperta dalle truppe napoleoniche. Una leggenda, una voce popolare, che non ha fondamento storico. Ha ancora un altro nome: Strada vicentina.

La Napoleonica si sviluppa per cinque chilometri e mezzo, da Opicina a Prosecco. E' una passeggiata tutta disegnata su un ampio sentiero, quasi un viale, facile e molto piacevole. Si parte dall'Obelisco, il simbolo di Opicina, il monumento fatto erigere dal Corpo Mercantile di Trieste, nel 1830, in onore di dell'Imperatore d'Austria Francesco I, a Trieste per l'inaugurazione della nuova strada Commerciale. Dopo circa un'ora, senza fatica, si arriva a Borgo San Nazario, una frazione di Prosecco. Volendo la passeggiata può proseguire, su un sentiero comodo e piacevole, sino al Tempio Mariano di Monte Grisa.

La Napoleonica ha una storia lunga, che si interseca nella vita quotidiana della gente del Carso. Nacque nel periodo medioevale, come strada di collegamento tra Opicina e Prosecco. Si passava in un fitto bosco di querce, oggi completamente scomparso. Poi, nel 1821, presero il via i lavori di costruzione di una strada carrozzabile che, sfruttando il sentiero, doveva collegare i paesi del Carso a Trieste. Il progetto, però, fallì miseramente. Gli operai proseguivano a suon di mine, cercando di sgretolare, con enorme fatica, il calcare. Così, con vari riassetti, si è arrivati alla risistemazione del Cai, che ha trasformato un sentiero in una vera e propria passeggiata panoramica, accessibile a tutti, esposta al sole e protetta dalla bora, circondata dalle foglie vivaci del sommaco, che esplodono di rosso in autunno, e dal profumo della salvia selvatica.
Una passeggiata assolutamente godibile, quindi, anche in pieno inverno.

bullet

sul monte Cocusso

Da Trieste ci si dirige in direzione del confine di Stato di Pese verso Fiume / Rijeka: l'inizio del percorso si trova tra la località di Basovizza e quella di Pesek, presso il motel Val Rosandra.

Dal piazzale del motel ci si dirige in direzione di San Lorenzo e dopo un centinaio di metri s'incontra sulla sinistra un sentiero in discesa che s'inoltra in un bosco giovane su un terreno calcareo, da qui si prosegue fino a sbucare sulla statale 14 che porta a Pese, e dall'Hotel Touring ci si immette in un sentiero segnalato dai colori bianco-rosso. Seguendo queste indicazione ci si ritrova a Grozzana, località carsica nel comune di San Dorligo della Valle, da dove si riparte a destra verso il Monte Cocusso, seguendo per un breve tratto il sentiero segnato dai colori bianco-blu. Si arriva così al punto che indica il Monte, dal quale si può godere un'ottima vista panoramica della costa e delle catene montuose del Nord-Est. Da qui si scende attraverso delle pinete con esemplari di abete rosso, ciliegio e acero, fino a giungere alle falde del monte, dove si prosegue verso sinistra fino ad un piazzale nei pressi della statale 14. Quasi alla fine del percorso trovate l'agriturismo Horse farm.

Arrampicata libera (Free climbing)

Non è difficile, passeggiando sulla Napoleonica o soffermandosi nei dintorni della "Galleria naturale" sulla strada costiera vedere gli arrampicatori in azione: vi segnaliamo un sito dove potete trovare informazioni dettagliate sulle pareti più stimolanti: Trieste on sight o nel caso la nuova versione non sia ancora attiva Trieste on Sight Old

Trieste e dintorni in bici

bullet

Bike tour da Basovizza a San Canziano (Skocjan)

Alle spalle di Trieste, l'altopiano carsico offre una miriade di itinerari adatti all'uso della bici. Alcune località meritano però una visita dedicata, sia per la bellezza naturalistica che per l'importanza storica e culturale che vantano. Tra queste vi sono l'Equile di Lipizza ( tel. 00386 5 739 15 80) e le Grotte di San Canziano (Skocjanske Jame, tel. 00386 5 70 82 100).

Partendo da Basovizza (raggiungibile con l'auto o con il tram per Opicina ed una breve pedalata lungo la Strada provinciale), si arriva al valico italo-sloveno di Lipizza. Da qui uno sterrato porta direttamente agli ampi pascoli dell'equile lipizzano, famoso nel mondo per l'allevamento e l'addestramento dell'omonima razza di cavalli, preferiti dagli Imperatori d'Austria per bellezza ed intelligenza. Sono visitabili le scuderie ed il complesso equestre. Si prosegue verso Corgnale( Lokev) e da qui un altro sterrato ci porta a San Canziano. Qui il fiume Reka si inabissa e riemerge (dopo 35 km di corso sotterraneo) vicino al mare presso S. Giovanni di Duino, con il nome di Timavo. La visita, a pagamento, dura circa un'ora e mezza e si sviluppa attraverso ampie sale ricche di stalattiti, stalagmiti, colonne, veli ed altre formazioni calcaree. Il rientro in bici attraverso stradine secondarie, in parte sterrate, fino all'abitato di Cosina (Kozina). La strada principale porta al confine di Pesek-Kozina e dopo pochi chilometri si giunge a Basovizza.

Volendo continuare a pedalare, lontano dal traffico e in ambienti di particolare valore naturalistico, si può proseguire verso la pista ciclo-pedonale della Val Rosandra. Superato il valico di Pesek-Kozina, una strada porta all'abitato di Draga S. Elia, da dove comincia un ampio percorso, sistemato ed attrezzato sul sedime ferroviario della linea che congiungeva la stazione di Trieste-Campo Marzio con Cosina. La ciclopista è in leggera discesa, lungo tutto il Parco Regionale della Val Rosandra. Il suo aspetto di valle alpina, a pochi chilometri dal mare, e le sue pareti scoscese hanno da sempre suscitato l'interesse di botanici ed alpinisti: percorsi ben attrezzati per l'arrampicata sono predisposti nelle zone più interessanti. La ciclopista prosegue toccando le località di S. Antonio in Bosco e prossimamente arriverà fino al quartiere triestino di S. Giacomo.

Caratteristiche del percorso: durata 4 ore (+ 1 ora e 30 min.) - km 33 (+ 15 km) - vari saliscendi non impegnativi; tratti su sterrato per complessivamente 7 km - percorribile con Mountain-Bike e City-bike.

bullet

Bike tour - Da Muggia a Capodistria (Koper) e ritorno

Muggia e i suoi dintorni, unici lembi d'Istria in territorio italiano, fanno da cornice a questo itinerario cicloturistico che si snoda, lungo il mare e sulle colline retrostanti la cittadina, fino alla città di Capodistria in Slovenia.

Si può raggiungere Muggia anche con un'imbarcazione che trasporta persone e biciclette partendo direttamente dalle Rive di Trieste.
Giro in bici nel centro di Muggia (vedi questa guida alle pagine dedicate all'Istria): la piazza principale, con il Duomo ed il loggiato del Municipio, i resti del castello e delle mura, l'antico mandracchio, la casa in stile veneziano. Si prosegue lungo il mare, in direzione di S. Rocco, ove è sorto un moderno centro nautico, ben inserito nel contesto architettonico e naturalistico circostante. Pedalando lungo la costa muggesana si giunge al confine italo-sloveno di S. Bartolomeo. Superato il confine si raggiunge Ancarano (Ankaran), località balneare famosa soprattutto come centro di cura; si prosegue svoltando a destra e si attraversa una pianura bonificata delle ex saline. Raggiunto il paese di Bertocchi (Bertoki), ci si dirige verso Capodistria, lungo la vecchia strada che la congiungeva a Trieste. Capodistria è un antico centro, ora capoluogo della provincia litoranea slovena. Ha un impianto urbanistico tipicamente veneziano, simile a quello di altre cittadine della costa istriana e dalmata, che un tempo erano dominio della Serenissima. Si ritorna verso Rabuiese (Skofije), abitato ubicato vicino al confine italo-sloveno di Rabuiese, lungo una salita non molto impegnativa. Rientro a Muggia lungo una stradina secondaria.

Variante più breve, ma ciclisticamente un po' più impegnativa, attraverso i colli che dominano Muggia: superato il valico confinario di S. Bartolomeo, dopo poche centinaia di metri si incontra una stradina che porta sulle colline di Crevatini (Hrvatini). Dalla strada si godono ampi panorami sul Golfo di Capodistria e sul litorale sloveno, fino a Pirano (Piran). L'ambiente agreste, coltivato anche a vigneto, uliveto e frutteto, rende piacevole la traversata in quota, da Kolomban a Jelarji. Lungo la strada si possono gustare il Malvasia, tipico vino della zona e altre specialità istriane e slovene. Una veloce discesa porta da Jelarji al valico di Rabuiese, per rientrare a Muggia.

Caratteristiche del percorso: itinerario lungo, durata 4 ore - 38 km - una salita prima di Skofije, 2 km.- variante breve: durata 3 ore - 21 km. - una salita tra S. Bartolomeo e Hrvatini-Crevatini, 3 km. - tour su strada asfaltata - percorribili con Mountain-Bike o City-Bike.

Ulteriori informazioni ed aggiornamenti su www.turismo.fvg.it: Trieste e dintorni in bici 

Carsiana

L’orto botanico Carsiana si trova sulla strada che da Sgonico porta a Gabrovizza e occupa una superficie di 6000mq. Il parco che comprende una dolina, un tratto di landa carsica e una cavità con pozzo d’accesso, è particolarmente suggestivo per la varietà di esemplari di flora carsica che vi si possono ammirare. 

L'area di provenienza delle specie visibili nel giardino corrisponde al territorio compreso tra le foci del Timavo, la valle del Vipacco, i Monti Auremiano e Taiano, e la foce della Dragogna; in questo territorio di 1100 chilometri quadrati sono presenti circa 1.600 specie botaniche, e "Carsiana" nei suoi 5.000 metri quadrati ne ospita più di 600.

É possibile visitarlo il sabato e la domenica da maggio a settembre.
La chiesa di S. Michele a Sgonico ha subito, nel corso dei secoli, modifiche radicali ed è stata più volte ampliata. La facciata presenta un portale ad arco ribassato, con angoli a bassorilievo. L’ adside è pentagonale e il tetto ha conservato tuttora l’originale copertura in pietra.
Il campanile, staccato, presenta una cella campanaria con bifora e tamburo ottagonale sovrastante che risale al 1500 e dalla sua sommità si può vedere buona parte del Carso.
Degna di nota è anche la suggestiva chiesetta di Samatorza del XVIII sec., immersa nel vicino bosco.

Paesaggio autunnale

genziane

"Carsiana" è stato fondato nel 1964, su iniziativa di alcuni studiosi ed appassionati della flora carsica. La località dove si trova il giardino è stata scelta per le sue caratteristiche naturali, che ripropongono il tipico ambiente carsico, con un'ampia dolina, pozzi naturali, e fenomeni di carsismo superficiale (quali grize e campi solcati). Il nome "Carsiana" venne scelto perché l'intento era quello di raccogliere e conservare le specie vegetali più significative del Carso.

Nell'allestimento del giardino si è rinunciato al criterio tradizionale di ordinare le collezioni di specie sulla base della sistematica botanica; questa impostazione ha una sua precisa funzione didattica nell'ambito delle istituzioni scientifiche, ma in questo caso si è scelto di rivolgersi anche ad un pubblico più vasto, presentando le varie specie nei loro rispettivi ambienti naturali.

primule
fiori A "Carsiana" si ritrovano quindi gli ambienti più tipici del paesaggio carsico, quali la landa, la boscaglia e il sottobosco, la dolina, la vegetazione rupestre e dei ghiaioni. La dolina, grazie al ristagno di aria fresca e umida sul fondo, ospita anche specie rappresentative del Carso montano interno. Ogni ambiente è descritto con dei pannelli esplicativi, mentre per ogni specie una tabella segnala il nome scientifico, quello volgare, la famiglia d'appartenenza, e il periodo di fioritura.

"Carsiana" è un prezioso strumento di conoscenza della vegetazione del Carso. Una visita al giardino può risultare interessante sia per gli studiosi di botanica, che per i turisti appassionati di ambienti naturali, che in contesti di educazione e divulgazione ambientale per le scuole e le comunità.

Testi liberamente tratti da Triesteincontra e Camera di Commercio di Trieste

Grotta Gigante

Ad appena 15 km dalla città di Trieste, sul Carso Triestino, si trova la Grotta Gigante, con la più grande caverna turistica del mondo, aperta al pubblico dal lontano 1908.
Situata presso l’omonimo paese, è facilmente raggiungibile dalla città anche con l’autobus o con il vecchio Tram di Opicina. L’immensa sala è alta 107 metri, lunga 280 metri e larga 65 metri.
Un comodo ed ardito sentiero ed una suggestiva illuminazione elettrica permettono una piacevole visita di circa 45 minuti. Ricca di concrezioni calcitiche, la più alta delle quali misura ben 12 metri di altezza, permette al turista di dare uno sguardo a quel meraviglioso ed incantato mondo sotterraneo che sono le grotte.
Per le sue eccezionali caratteristiche e per la temperatura costante tutto l’anno nella Grotta Gigante sono stati collocati due pendoli geodetici alti circa 100 metri (i più lunghi del mondo) e altri strumenti scientifici. Alla Grotta è annesso il Museo di Speleologia che, oltre a vari reperti speleologici, geologici, paleontologici, comprende anche alcuni pregiati pezzi archeologici locali ed una raccolta di manifesti della Grotta. All’esterno si trovano due ampi parcheggi. Le visite si effettuano con comodi orari e guide esperte.

Chiuso il 1° gennaio, il 25 dicembre e tutti i lunedì non festivi ad eccezione dei mesi di luglio ed agosto.
Per informazioni sulle visite: tel. e fax 040/327312

Per ulteriori informazioni:

COMMISSIONE GROTTE "Eugenio Boegan"
Direzione della Grotta Gigante
via di Donota 2 Trieste
tel. 040 630464 - fax 040 368550 e-mail: boegan@tin.it
SOCIETÀ ALPINA DELLE GIULIE
Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano
Commissione Grotte “E. Boegan”

GROTTA GIGANTE
Tel. 040 327312 - Fax 040 368550

Borgo Grotta Gigante - Sgonico (Trieste)

Uscita autostrada: da Venezia: Sgonico, per Venezia: Prosecco

GRUPPO TRIESTINO SPELEOLOGI
Sede Sociale via Settefontane, 44/A - 34141 Trieste

Contovello: il villaggio sui resti di un vecchio castello

Il castello di Contovello sorgeva su una dorsale arenacea prospiciente il mare, a quota 452.

Immagine di un Tumulo PreistoricoDi questa costruzione esistono oggi pochi ruderi presso il cimitero del villaggio, e precisamente un basso tratto di muro, formato da grossi conci di arenaria, addossato ad una notevole maceria. Riguardo a questa maceria, alcuni anni fa il prof. Lonza espresse l'opinione che si trattasse di un tumulo preistorico da collegare al castelliere che esisteva in quella zona. Effettivamente un modesto scavo di assaggio ha restituito frammenti di ceramiche preistoriche. Sembra quindi probabile che nella costruzione del castello, ovvero di una torre, sia stato incorporato anche un tumulo preistorico.

Il castello, nelle cronache antiche, viene chiamato "Torre di Moncolano" e, secondo i nostri storici, ebbe una parte importante nella difesa di Trieste. Il Caprin scrisse che il castello chiudeva praticamente la strada di ponente, che dall'altipiano carsico scendeva a Barcola e poi a Trieste, cioè l'antica strada aperta già dai Romani per congiungere la città con la via Gemina.

Sembra fosse un castello poderoso e ben munito. La sua origine ci è ignota. Secondo la tradizione, sembra fosse stato costruito sulle vestigia di un castello romano, che a sua volta era stato eretto nell'area del castelliere preistorico. La sua vastità è provata dal fatto che, nella guerra fra Trieste e Venezia del 1368-69, il castello conteneva "100 cavalli", intendendosi 100 cavalieri, il che presuppone un numero ben maggiore di fanti. Durante quella guerra Moncolano e Moccò favorivano l'ingresso delle vettovaglie nella città assediata. Per queste ragioni il Michieli, che guidava l'armata veneziana, fu costretto a prendere d'assalto, il 25 febbraio 1369, il castello di Contovello, che fu espugnato dopo tre ore di assedio.

Nelle mani dei Veneziani restò fino al 1380, quando venne preso d'assalto da un potente esercito friulano. Non è ricordato invece nessun assedio nella guerra contro Venezia del 1463, poiché Moncolano era presidiato dagli armigeri dei Duinati e quindi non era nelle mani dei Triestini. Comunque, nella pace mediata da Enea Silvio Piccolomini, tra le varie condizioni dettate dai Veneziani vi era pure la restituzione di questo castello, naturalmente assieme agli altri della zona.

La storia locale ricorda un ultimo assedio, sostenuto vittoriosamente da questo castello nel 1485, ad opera di un esercito ungherese guidato da Erasmo di Luogar o Lueghi. Sconfitto due volte dai Triestini guidati da Gaspare Rauber, Erasmo si rifugiò nel suo castello di Predjama, costruito dentro una grotta, dove morì nell'assedio posto dai nemici.

In definitiva, vediamo che anche il castello di Moncolano ha una storia abbastanza simile a quella di Moccò e di San Servolo, feudi iniziali dei vescovi tedeschi e quindi passati nelle mani del Comune. Ciò che meraviglia in questo caso sono le poche notizie pervenute fino a noi, soprattutto se si pensa che il castello sorvegliava il passo e la strada che mettevano in comunicazione l'altipiano carsico e la piana sottostante: un luogo quindi di notevale importanza strategica. Sarebbe logico pensare che il castello sia rimasto nelle mani di un feudatario, specialmente dopo il passaggio di Trieste agli Absburgo, visto anche che la zona era abbastanza ricca per le pregiate qualità di vino prodotte. Il castello di Moncolano - che deve il suo nome, a detta del Kandler, al popolo dei Monocoleni, abitatori della zona nel periodo romano di cui, naturalmente, non possediamo alcuna notizia storica - come è privo di atto di nascita, cosi è privo di certificato di morte. E' menzionato in documenti fino al 1600, e ciò è strano, perché è proprio in quel periodo che i castelli smettono di avere una funzione strategica a causa della diffusione delle armi da fuoco e sono trasformati, come quello di Duino, in ville o ricche dimore residenziali. Si potrebbe perciò pensare che nei corso del XVII secolo il castello sia stato abbandonato e sia andato distrutto senza gloria e senza ricordo.

Se visitiamo il villaggio di Contovello, pur con i cambiamenti che esso ha avuto in questi ultimi anni, ci accorgeremo che l'abitato presenta alcune caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri centri del Carso. Ad una prima impressione, può sembrare che la differenza sia tutta nel materiale impiegato nelle costruzioni, che qui è la pietra arenaria, che si lascia lavorare più facilmente e dalla quale si ottengono presto conci squadrati. Ma un esame più attento mostra che anche la disposizione del tessuto urbano è diversa e richiama alla memoria quella delle cittadine medioevali, sia per lo sviluppo delle sue viuzze sia per la compattezza dell'abitato, che è di forma allungata con le case allineate entro un perimetro ben definito. Proprio questa tessitura suggerisce l'idea che le case esterne abbiano inglobato un muro di difesa perimetrale, come è parzialmente accaduto a Muggia. Anni fa ho avuto modo di esaminare in una cantina un poderoso muro con una scarpa massiccia, come erano le opere fortilizie del XIV secolo. Inoltre a Contovello, come appare anche dalle vecchie mappe catastali degl'inizi del 1800, c'è una porta con un lungo androne sostenente una costruzione. Si tratta forse di una porta di accesso, come quella di Muggia.

Dal laghetto prospiciente il villaggio di Contovello parte il sentiero che collega quest'area carsica con il parco del castello di Miramar.

Monte Grisa 

Il Tempio Mariano si erge sul crinale del Monte Grisa a 350 m sul livello del mare. E' ben visibile a chi giunge a Trieste dal mare , a chi arriva in treno e a chi percorre la strada costiera.veduta aerea del Saturio

Questo edificio fu eretto con le offerte di tutti i fedeli italiani come voto fatto dall' Arcivescovo di Trieste, Mons.Santin, alla Madonna per la protezione ricevuta per l'intera citta' durante i bombardamenti tedeschi del 1945.

La posa della prima pietra , 19 settembre 1959 sotto la direzione dell'ing. Pagnini, avvenne con l'arrivo a Trieste del simulacro della Madonna di Fatima, una copia della quale si trova ora nel Santuario.

I lavori iniziarono nel 1963 e si conclusero nel 1966. La chiesa, davvero maestosa, presenta una base a croce con i lati di 60 metri e un'altezza di 45 metri. La caratteristica architettura a moduli triangolari si intreccia esternamente ed internamente.

Repentabor / Monrupino

Casa carsica a MonrupinoLa zona di Repentabor è ricca di boschi e di vegetazione carsica, la popolazione ha conservato ancora oggi le tradizionali attività agricole ed artigianali. Notevole è la produzione vinicola e l’estrazione dei marmi molto pregiati e conosciuti in tutto il mondo. Rilevante è anche la produzione del formaggio Tabor nel caseificio di Zolla. Nei paesi di Rupingrande e di Zolla rimangono ancora numerose le testimonianze dell’architettura carsica. Le nozze carsicheLa più notevole è la Casa carsica a Rupingrande, dove si possono vedere i costumi, gli attrezzi agricoli e i mobili del secolo scorso.

La rocca di Monrupino è sicuramente l’attrattiva turistica del Comune più conosciuta. Dapprima castelliere preistorico, nel XV sec., durante le invasioni dei Turchi, fu fortezza inespugnabile e diede rifugio alle popolazioni e al bestiame.

Pur non essendo un castello vero e proprio, è veramente piena di fascino la fortificazione esistente sul colle di Monrupino, a quota 418. Monrupino è una collina piuttosto erta, posta a cavallo della sella attraverso la quale passa la strada che dall'altipiano carsico triestino porta a quello di Brestovizza. In questa posizione così strategica, posta cioè a guardia del varco aperto nella catena dei Vena, fin dalla preistoria andò sviluppandosi un castelliere che, in seguito a successivi ampliamenti, divenne il più grande del territorio, vantando uno sviluppo di 1600 metri di cinte. Esso è stato oggetto di studio da parte del prof. Lonza. La parte culminante, spianata e terrazzata sul lato meridionale con un muro di sostegno alto parecchi metri, venne sfruttata, secondo la tradizione, dai Romani, che vi costruirono un castello, di cui oggi non esiste traccia.

Sembra che nel XIII secolo venisse costruita una chiesetta, di cui non sappiamo molto. Notizie, peraltro non confermate, parlano di alcuni edifici religiosi appartenenti all'Ordine dei Templari, precedenti quindi il 1312, anno in cui l'Ordine venne soppresso. Un documento del 1316 parla di una cappella, di cui non si hanno altre notizie. Una nuova chiesa venne costruita nel 1512, ed anche questa costruzione subì parecchie modifiche; una di queste risale al 1802, quando venne eretto l'attuale campanile, alto 19 metri. L'archivio della chiesa risale al 1512 ed è il più antico della zona

Quando divenne reale il pericolo delle scorrerie turche, gli abitanti del luogo eressero intorno alla chiesa un rozzo muro, non molto spesso, ma con un legante molto tenace; la costruzione a quei tempi, con voce slava, veniva chiamata tabor. Il tabor di Monrupino servì egregiamente allo scopo di proteggere gli abitanti del luogo, in quanto i Turchi - in realtà si trattava di bande di predoni bulgari, morlacchi ed anche slavi di religione musulmana - venivano in questi territori esclusivamente per fare razzie, e quindi non ponevano assedi. Una buona difesa era quindi sufficiente a scongiurare il pericolo. Lo prova il fatto che, in una scorreria del 1470, i Turchi incendiarono e depredarono il villaggio di Prosecco, che evidentemente non era difeso da un castello, e non toccarono Contovello protetto invece da robuste mura. In quell'occasione i Turchi si accamparono anche fuori delle mura di Trieste, e i cittadini, temendo per le loro vigne, uscirono in 360 a dar battaglia. Le bande di predoni si ritirarono allora nella piana di Zaule e di lì tornarono ai luoghi di partenza

L'accesso al Tabor di Monrupino avveniva per la porta attuale, che allora era difesa da un baratro superabile con un ponte levatoio, così come ci viene descritto dal canonico Pietro Rossetti nella sua Corografia di Trieste del 1694.

Oggi sul piazzale che chiude il lato est, partendo dal muro dell'abside, si nota un tratto di muro del tabor lungo una decina di metri. Interessante è pure la casa parrocchiale, di forma goticheggiante, costruita nel 1559. Più antica risulta invece essere la "Casa del Comune" eretta sul finire del 1400 sopra un basamento di roccia alto circa 3 metri: vi si accede per una scala esterna. Tra la Casa del Comune e la chiesa c'è la vecchia cisterna, oggi in disuso. Il piazzale della chiesa, circondato da una balaustra di pietra sistemata con gli ultimi lavori di restauro, è uno dei più grandiosi belvedere che ci siano sul Carso, aperto su tutti e quattro i punti cardinali. Particolarmente suggestiva è la visione del quadrante nord, con le montagne e l'inconfondibile sagoma del Monte Nanos.                 Cfr:  La Rocca di Monrupino

Durante i mesi estivi la rocca è sede di numerose manifestazioni culturali, tra le quali la più conosciuta è sicuramente quella delle nozze carsiche che si svolge ogni due anni nel mese di agosto. I festeggiamenti si protraggono per quattro giorni e raggiungono il loro culmine il giorno delle nozze, celebrate secondo l’antica tradizione carsica del secolo scorso. Alle nozze molti partecipano con il costume tradizionale ed in quest’occasione nei luoghi di ristoro del paese vengono offerte le tipiche prelibatezze carsiche. Un appuntamento annuale invece quello della mostra del terrano - tipico vino rosso del Carso - che si svolge la seconda domenica del mese di luglio a Rupingrande.

La Rocca di Monrupino fu prima castelliere preistorico, poi castellum fortificato romano ed infine fortezza inespugnabile contro i Turchi. Nel 1512, al posto di un precedente edificio sacro, venne edificata la chiesa dedicata alla Beata Vergine.
La chiesa presenta una navata ed un’abside poligonale, sul portale si notano alcune tracce di affreschi risalenti, probabilmente, al XVII sec., la copertura è in lastre di pietra. La torre campanaria, addossata alla facciata, costituisce l’ingresso alla chiesa ed ha un’altezza di 19 metri.

Nel paese di Rupingrande si può visitare la Casa carsica che è un tipico edificio risalente al secolo scorso e presenta elementi importanti dell’architettura dell’altipiano: la corte con piccolo annesso rurale, cui si accede tramite il portale architravato e riquadrato in pietra bianca lavorata, il pianoterra con cucina e focolaio, il piano superiore con una scala in pietra ed il ballatoio; il tetto presenta una parte in lastre di pietra ed una in coppi.

Le visite si possono fare da Pasqua alla prima settimana di novembre, la domenica e tutti i giorni festivi. Raggiungibile dalla strada provinciale che da Opicina va a Monrupino è la dolina di Percedol, una valle con particolare struttura del terreno: sul fondo della dolina c’è il lago, non molto grande: misura 30 metri di diametro, ma ha carattere perenne, tanto che ospita varie specie di piante acquatiche tra cui le ninfee.lago di Percedol

Percedol è, tra le doline del Carso, una delle più vaste e profonde. Ha una profondità di 34 metri e il particolare clima fa di questa dolina un ambiente a se stante.La temperatura scende di circa 1° grado per ogni 10 metri di profondità, l'escursione termica è molto evidente in quanto scendere in questa dolina è come risalire un'altura di 430 m.

Questa particolare caratteristica climatica influenza direttamente la distribuzione delle specie vegetali e la presenza faunistica. Man mano che si scende verso il fondo della dolina (il declivio che porta al fondo della dolina è abbastanza dolce, senza difficoltà) si nota che la boscaglia carsica cambia completamente tanto da essere chiamata "bosco di dolina".

Al posto del Carpino nero e della roverella troviamo dominante il Carpino bianco e la Renella, nel sottobosco troviamo la primula (primula Vulgaris), e tutti i fiori tipicamente montani come gli anemoni; queste specie fioriscono precocemente in primavera proprio per sfruttare la luce del sole prima che gli alberi emettano le foglie nonostante la temperatura risulti ancora bassa.

Arrivati in fondo alla dolina troviamo una radura pianeggiante e uno stagno di 30 metri di diametro e 2 metri di profondità. Sopra lo specchio d'acqua possiamo notare la presenza della ninfea bianca foto di ninfea bianca(19780 byte)che in estate rallegra con i suoi grandi fiori bianchi l'ambiente. Inoltre troviamo ai lati dello stagno la mazza sorda pianta alta da due a tre metri con infiorescenze a forma di manicotto.

Si sa dove c'è acqua c'è vita e difatti lo stagno è ben popolato da insetti come la libellula tra cui la Aeschna cyanea e la anax Imperator che possono arrivare a 10 cm di lunghezza. Notiamo inoltre la presenza di idrometre somigliano a dei piccoli regni dalle lunge ed esili zampe con le quali si muovono sull'acqua sfruttando la tensione superficiale del liquido.Tra i vertebrati troviamo pesci come la Carpa, la Tinca e da rettili come il Terrapin dalle orecchie rosse, tartarughe di origine americana che però hanno modificato l'equilibrio ambientale, la biscia dal collare predatori sia delle larve degli anfibi sia che degli adulti.

Sono però gli anfibi ad essere presenti in gran quantità e varietà: La rana agile, il tritone punteggiato, tritone crestato, le raganelle, i rospi comuni e la rana verde. Predatori occasionali degli anfibi sono l’allocco, la faina e il tasso.

Basovizza: la foiba

Percorrendo la strada che da Basovizza porta a S. Lorenzo, sulla destra si trova la foiba di Basovizza. Questa, non  è un pozzo naturale creatosi dai fenomeni del carsismo, ma si tratta di uno scavo artificiale risalente allo scorso secolo, per lo sfruttamento della lignite picea.
All'origine la profondità della voragine era di 300 metri, mentre del 1957 la sua profondità si è ridotta fino ad arrivare a circa 135 metri per l'accumularsi di detriti oltre che, purtroppo, di materiali bellici e di salme.

Oggi la Foiba è ricordata come Monumento Nazionale per commemorare i migliaia di caduti durante la Guerra: dopo il 1943, l'altopiano carsico divenne luogo di scontro fra i partigiani ed i Tedeschi e fascisti, trasformandosi in un vero e proprio campo di battaglia. Le cavità del Carso furono così utilizzate per gettarvi i corpi di soldati e civili.
Finita la guerra , si è fatto un tentativo per recuperare le salme ma poichè queste erano troppo numerose, si è preferito considerare la Foiba come loro tomba definitiva e quindi chiuderla.
Sulla testata del monumento c'è una scritta in lettere di bronzo:

"Onore e cristiana pietà a coloro che qui sono caduti.
Il loro sacrificio ricordi agli uomini le vie della giustizia e dell'amore
sulle quali fiorisce la vera pace."

Sintesi storica tratta da Wikipedia

La cosiddetta foiba di Basovizza è nella realtà il pozzo minerario Šoht, scavato all'inizio del XX secolo per l'estrazione del carbone e poi abbandonato per la sua improduttività.

La versione dell'infoibamento

Secondo la versione accettata da importanti storici e da tutti i rappresentanti delle istituzioni politiche italiane nel maggio 1945 vi venne occultato un numero imprecisato di cadaveri di prigionieri, militari e civili uccisi dall'esercito jugoslavo. Gli storici Raoul Pupo e Roberto Spazzali sostengono che è impossibile (e aggiungiamo di secondario valore storico) calcolare il numero esatto dei corpi infoibati.

A sostegno di questa tesi ci sono le testimonianze, raccolte dagli Alleati, del parroco di S.Antonio in Bosco, don Malalan, e di Corgnale, don Šček Virgil. Le due testimonianze riferivano di processi regolari di civili, soprattutto impiegati della Questura, e di militari, anche tedeschi, tenuti dall'armata jugoslava. I due sacerdoti avevano ammesso di aver assistito ad alcuni processi e comunque di essere stati richiesti sul luogo per amministrare gli ultimi sacramenti.

Tale tesi si appoggia anche sulla considerazione che il pozzo minerario prima del 1945 era profondo 228 metri, mentre dopo il 1945 i metri erano diventati 198, per cui si hanno 250 metri cubi riempiti con materiali che, secondo questa interpretazione, erano corpi umani.

Le autorità italiane quando firmarono il trattato di Parigi (1947) presentarono ufficialmente un documento con queste testimonianze del massacro.

La versione opposta

La tesi della fossa comune è comunque contestata da una parte di storici e ricercatori. Questa stessa critica storica contesta fortemente le testimonianze maggiori portate a sostegno della tesi opposta in quanto furono testimonianze "non oculari" dell'esecuzione, ma solo del processo. Le persone identificate dai due parroci come "infoibate" a Basovizza, secondo la documentazione jugoslava, risultavano però essere state giustiziate nei territori interni della Slovenia, oppure risultavano essere morte in prigionia a Borovnica.

Un rapporto dell'esercito alleato del 24 luglio 1945 affermava che in uno scavo della foiba erano stati trovati solo alcuni resti umani. Inoltre nel 1954 vennero effettuati degli scavi nel pozzo che, pare, abbiano raggiunto la profondità di 225 metri senza rilevare la presenza di resti umani nella cavità.

Lo stato attuale

Le autorità amministrative, comunque, non permettono ancora un'adeguata ispezione della cavità anche perché tra il 1954 e il 1957 la cosiddetta foiba venne adibita a discarica comunale e sui 500 metri cubi della discordia ci sono diverse decine di metri di detriti vari, infatti nel 1957 il pozzo era diventato profondo solo 135 metri rispetto ai 198 metri del 1945.

Nel 1980 la foiba è stata riconosciuta come monumento d'interesse nazionale e nel 1991 vi ha fatto visita il presidente Francesco Cossiga.

Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha dichiarato il pozzo minerario, poi definito foiba, di Basovizza monumento nazionale con decreto del 11 settembre 1992

Postumia: grotte e castello

Il comune di Postumia misura comprende la parte centrale della conca di Postumia, intorno alla quale si stagliano gli altopiani carsici dei monti Nanos, Hrusica, Nevoso fino ad arrivare alla Vremscica oltre la Zgornja Pivka.
La base rocciosa impermeabile fatta di marna, scisti e pietra arenaria ha consentito lo sviluppo dei centri abitati sulla superficie ondulata ad un altitudine trai 500 ed I 600 m s.l.m. La zona relativamente bassa, se confrontata con gli alti altopiani carsici, ha una notevole importanza per il traffico. Qui passano le vie che portano al mare o provengono da esso, in quanto la porta di Postumia e' il passaggio piu basso a sud delle Alpi tra il bacino adriatico e quello della Pannonia.
Da questa regione le acque scorrono sottoterra in quattro direzioni: mediante il fiume Pivka verso il Mar Nero, verso ovest (nei pressi di Predjama e di Belsko) sotto il Nanos, verso sud a rifornire il Carso e il Timavo nei pressi di Duino.

Postumia e' diventata il centro culturale ed economico della Notranjska, anche per via della scoperta delle famose grotte nelle sue immediate vicinanze. Ad esse e' collegato lo sviluppo del turismo dall' anno 1818. Particolarmente attraente tra quelli della zona e' il bellissimo e ardito castello di Predjama (o Castel Lueghi o Castello di Lueg)

Il Castello di Lueg e' costruito arditamente all' "interno" di una parete rocciosa a precipizio alta 123 m.
Ma non c'e' solo il Castello: sotto (e sopra) di esso si apre una grande grotta (con un fiume sotterraneo) visitabile. Li' gli archeologi scoprirono tracce della colonizzazione dall'eta' della pietra in poi.
Oltre a visitare il Castello e l'ingresso della grotta - per l'appunto "tappata" dal Castello medesimo, il visitatore, accompagnato dalle guide, si puo godere una passeggiata di piu' ore tra i cunicoli stretti e le vaste sale della grotta. Questa grotta permetteva al Castello di avere un naturale e segreto passaggio all'esterno attraverso la montagna nella quale e' costruito.

Questo passaggio segreto permetteva agli abitanti del Castello di approvigionarsi di viveri quando l'accesso alla valle antistante era bloccato da eventuali assediatori. Cio' rendeva questa costruzione praticamente invincibile una volta che il ponte levatoio fosse stato alzato. Infatti solo con il tradimento di un servo infedele di Erasmus, signore del Castello, l'assedio piu' importante che la valle di Predjama ricordi pote' essere portato - con successo - a termine.

In Slovenia non ci sono solo le grotte di Postumia: finora sono stati scoperti infatti piu' di 1500 ingressi e complessivamente oltre 125 km di cunicoli naturali: solo un decimo delle vie idriche accertate tra i piani carsici e' pero accessibile. Ai bordi settentrionali della conca di Pivka sono interessanti la Jama sotto il castello nei pressi di Predjama. Numerose grotte e pozzi si trovano anche si monti Nanos, Hrusica, Javomiki e monte Nevoso.

Le grotte turistiche ed altre bellezze della natura
Particolare delle Grotte di PostumiaLa grotta di Postumia, con i suoi 20 km di cunicoli esplorati accanto al fiume Pivka, e' la piu lunga ed anche la piu' visitata grotta turistica in Slovenia. Fino ad oggi ha ospitato piu' di 26 milioni di turisti provenienti da tutto il mondo. Con l' accompagnamento delle guide, si viene accompagnati nel sottosuolo con un trenino. I primi visitatori hanno lasciato la propria firma nei cunicoli d'ingresso all'inizio del XIII secolo, pero, come dimostrato dalle scoperte archeologiche, molto tempo prima di essi trovo rifugio nella grotta il cacciatore dell' eta' della pietra. Il suo vero sviluppo turistico ebbe inizio dopo il 1818, quando 1'abitante del luogo Luka Cec scopri' i suoi piu bei cunicoli e sale con stalattiti e stalagmiti.

Nel groviglio di cunicoli sotterranei, scavati dal fiume Pivka parecchi milioni di anni fa, e' posslbile accedere anche in altri tre punti, ovvero nelle Otoska jama, Crna jama e Pivka jama. Tutte e tre sono organizzate dal punto di vista turistico e vale la pena di visitarle.

Alcune bellezze naturali del carso sono tutelate in modo particolare. Tra esse troviamo la riserva botanica del monte Nevoso e la vicina riserva Zdrocle, la scosceso bordo carsico del monte Nanos, la parte centrale del lago di Cerknica, Rakov Skocjan, il campo di Planina, il parco del castello e la riserva boschiva di Kozarisce e monte Nevoso.

Informazioni tratte da: Postumia - Castel Luegh - Monte Nanos

Grotta Vilenica

La grotta VILENICA, presso Lokev (Corgnale), e stata la prima cavita naturale in Europa ad essere attrezzata per le visite turistiche. Fu infatti nel lontano anno 1633 che il suo proprietario, il conte Petazzi la diede in amministrazione alla comunita di Lokev. Fino alla meta del 19 secolo essa fu considerata la piu bella, grande, e piu visitata grotta del Carso.
Rimasta a lungo in stato di abbandono, e rinata a nuova vita nell'anno 1963, grazie all'impegno della societa speleologica di Sežana (Jamarsko društvo Sežana), i cui membri si sono impegnati, nel proprio tempo libero, a ripristinare il percorso all'interno della grotta e a curarne l'illuminazione elettrica.
bulletNel passato questa grotta ha alimentato l'immaginazione degli abitanti del luogo, tanto che essi pensarono che fosse abitata da fate buone, da cui il nome Vilenica, grotta delle fate (sloveno vile = fate). "Vilenica" e anche la denominazione di un premio letterario, che viene assegnato solennemente ogni anno proprio all'interno della grotta, nel "Salone delle danze".
bulletI visitatori possono percorrere all'interno un sentiero illuminato lungo 450 metri; l'intera grotta misura 1300 metri. La visita guidata dura circa un'ora.

INFORMAZIONI E VISITE: http://vilenica.com/index.html

JAMARSKO DRUŠTVO SEŽANA
Partizanska 61, SI-6210 Sežana
Tel: +386-5-7344-259 E-mail: vilenica@siol.net

VISITE GUIDATE ogni domenica alle 15.00.

I gruppi organizzati possono effettuare visite guidate in qualsiasi momento prenotando telefonicamente allo 05 7301-111. Prefisso dall' Italia 00386.

 Le grotte di San Canziano / Škocjanske jame

Sign of the Škocjan Caves Regional Park Park Škocjanske jame, Slovenija Škocjan 2, 6215 Divaca
Tel. +386 (0)5 76 32 840 Fax +386 (0)5 76 32 844
Mail: psj.info@psj.gov.si Siti web: www.gov.si/parkskj, http://www.park-skocjanske-jame.si/

Le grotte di san Canziano, in lingua slovena  Škocjanske jame (le grotte di Škocjan), situate in territorio sloveno a pochi chilometri dal confine, si distinguono fra le oltre settemila grotte della Slovenia per la grandezza delle sale e della gola sotterranea. Si articolano infatti, in maniera a dir poco eccezionale, in undici stanze (undici grotte collegate le une alle altre), doline, ponti naturali ed inghiottitoi.

A partire dal 1986 sono entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO. 

All’interno delle grotte, a cui si accede da una profonda dolina, si ammirano splendide stalattiti e stalagmiti dalle meravigliose forme e dai molteplici colori, cortine rocciose e le caratteristiche vaschette di concrezione. Ma a rendere il tutto ancora più interessante è la presenza del fiume Reka che, dopo avere dato origine al sistema di caverne così come oggi lo vediamo, continua a scorrere in un percorso sotterraneo, punto di forza della seconda parte della visita turistica alle grotte, reso ancor più emozionante dalla presenza di cascate e dal rimbombo delle rapide. Nelle pozze e nei laghetti, dove l’acqua è calma, si ha invece il superbo spettacolo del riflesso delle formazioni ipogee.

Le grotte di San Canziano sono aperte al pubblico tutto l’anno (durante la bella stagione è previsto un numero di visite maggiore) e la visita, della durata complessiva di circa 90 minuti, è possibile solo se accompagnati dalla guida.

Orari delle visite:

Gennaio 10h 13h *15h        
Febbraio 10h 13h *15h        
Marzo 10h 13h *15h        
Aprile 10h 13h 15.30h        
Maggio 10h 13h 15.30h        
Giugno 10h 11.30h 13h 14h 15h 16h 17h
Luglio 10h 11.30h 13h 14h 15h 16h 17h
Agosto 10h 11.30h 13h 14h 15h 16h 17h
Settembre 10h 11.30h 13h 14h 15h 16h 17h
Ottobre 10h 13h 15.30h        
Novembre 10h 13h *15h * Solo domeniche e giorni festivi 15h
Dicembre 10h 13h *15h

 

 

Il polo scientifico

testi tratti liberamente da www.esiaonline.it/carso

 

Pietra miliare dell'attuale polo scientifico e tecnologico triestino è l'Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics (ICTP) ovvero il Centro Internazione di Fisica Teorica, situato dal 1964, anno

Ha un ruolo cardine tra scienziati dei paesi in via di sviluppo e paesi sviluppati: ogni anno ospita attorno ai 5.000 scienziati. Il 50% dei circa 100.000 scienziati ospitati fin dalla sua costituzione è originario di paesi in via di sviluppo. I visitatori del centro hanno rappresentato 170 Paesi e 40 Organizzazioni internazionali

Macchina di Luce del SincrotroneNatura, folclore, storia. Non crediate che il Carso si riduca a un territorio "agreste", dove vivere a stretto contatto con la natura, dove mangiare e bere alla grande, dove riconoscere i segni del tempo, dove entrare in contatto con una cultura antica, importante. Il Carso è anche scienza, studio, innovazione, nuove tecnologie. Il Carso è la macchina di luce del Sincrotrone, è un punto d'osservazione privilegiato sulle stelle, grazie all'Osservatorio Astronomico. Sul Carso, quindi, tradizione e innovazione vanno a braccetto. E proprio la scienza, l'innovazione più assoluta, può essere una chiave di lettura nuova, ma assolutamente pertinente, delle potenzialità e delle possibilità del Carso. Perché il Carso è un universo immenso, tutto da scoprire. In mille modi diversi.

L'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), noto a tutti come Osservatorio Geofisico Sperimentale, promuove, coordina e svolge importanti ricerche nel campo delle discipline geofisiche e ambientali, nel settore delle scienze del mare e in campo sismologico. L'OGS, in pratica, utilizza i metodi scientifici per individuare e valutare le risorse energetiche e minerarie e per contribuire alla gestione dell'ambiente marino e terrestre. Un compito fondamentale per preservare le risorse, sempre più ridotte, del nostro territorio.

Un ambito di lavoro e di studio assolutamente interessante, che si può approfondire con una visita. www.ogs.trieste.it

L'Osservatorio Astronomico è un istituto di ricerca in astronomia e astrofisica che fa parte dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. Fondato nel 1866, nel 1898 divenne istituto di ricerca autonomo. Il vero sviluppo dell'osservatorio astronomico, però, si è avuto negli ultimi quarant'anni. I responsabili dell'istituto, infatti, hanno concretizzato numerosi programmi di ricerca in collaborazione con grandi enti e consorzi internazionali. Attualmente la ricerca dell'osservatorio triestino spazia dall'astrofisica extragalattica alla fisica stellare, arrivando sino all'astronomia dei corpi del sistema solare, e si avvale di telescopi situati nei maggiori centri di osservazione a terra e orbitanti. L'osservatorio di Basovizza, inoltre, partecipa alla costruzione di strumenti di nuova generazione per il telescopio Galileo delle isole Canarie e per il Very Large Telescope del consorzio europeo.

Sul Carso triestino, ormai inadatto alla ricerca avanzata, rimangono i radiotelescopi e la specola per il pubblico. Da visitare, inoltre, un'interessantissima mostra "stellare" e la biblioteca storica. www.oat.ts.astro.it

Il Laboratorio di Biologia Marina di Aurisina è un'istituzione giovane, erede, però, di una tradizione scientifica antica, che fa di Trieste una delle città una delle città all'avanguardia nel campo dell'oceanografia biologica. La Stazione Zoologica di Trieste, che si dedicava allo studio del mondo marino, fu fondata nel lontano 1865. Qui studiarono scienziati illustri e famosi: il più conosciuto è certo Sigmund Freud, poi diventato "il padre" della psicoanalisi. Durante la Prima Guerra Mondiale il centro studi della Stazione Zoologica fu chiuso. Poi gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, la ripresa e, finalmente,nel 1976, l'inaugurazione del Laboratorio di Biologia Marina. Oggi l'attività di ricerca del Laboratorio riguarda per lo più l'oceanografica biologica, curando in particolare i problemi della pesca e dell'acquacultura. Ma non basta. Si studiano in modo approfondito anche la qualità dell'acqua, la tutela dell'ambiente marino e la molluschicoltura. Per tutelare uno dei beni più preziosi che abbiamo, il mare.

Il Laboratorio di Biologia Marina, posto in un ambiente naturale splendido, sulla costa triestina è raggiungibile a piedi dal nostro B&B: per le visite. www.univ.trieste.it/~mabiolab/

L'Area Science Park è uno dei parchi scientifici europei più importanti: vi lavorano oltre 1200 persone in 55 centri di ricerca e società, operanti in discipline quali biotecnologie, fisica e nuovi materiali, elettronica e telecomunicazioni, ambiente, informatica e servizi qualificati. Il Consorzio per l'Area di Ricerca, che gestisce l'intero parco scientifico, un mondo a se stante nel bel mezzo del Carso triestino, ha puntato alla creazione di un legame stabile tra il mondo della ricerca e il sistema imprenditoriale, per raggiungere il massimo sviluppo possibile. All'interno dell'Area Science Park occupano un posto di rilievo il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia, che si dedica all'analisi e alla progettazione di molecole d'interesse biologico, e il Laboratorio di luce di Sincrotrone Elettra, straordinario strumento per lo studio della materia.

Il Laboratorio di Luce è visitabile, su prenotazione. L'esperienza è assolutamente sorprendente e affascinante. www.area.trieste.it

 

 

Per informazioni o prenotazioni al B&B scrivere a info@canovella.it o telefonare allo  +39.040.2024153 (dalle 8:30 alle 20:30)

For info or booking, please write to info@canovella.it or call us at home +39.040.2024153 (from 8:30 am till 8:30 pm)