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Il Trattato di Osimo
(Sintesi tratta da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Osimo)
Il
Trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975,
sancisce la cessione della Zona B dell'ex Territorio
libero di Trieste, ovvero dell'Istria nord-occidentale alla Jugoslavia,
riconoscendo lo stato di fatto venutosi a realizzare dopo la fine della seconda
guerra mondiale. Esso conclude la fase storica iniziata nel 1947
quando si decise la prima divisione dell'Istria con un trattato internazionale
dopo l'occupazione della zona istriana, ancora nei confini dello Stato italiano,
da parte dell'armata iugoslava nel 1945.
Nel trattato le questioni riguardanti la salvaguardia dell'identitā della
popolazione di lingua italiana in territorio jugoslavo (in gran parte diminuita
dopo l'esodo
della maggioranza degl'italiani) vengono demandate alla stesura di ulteriori
protocolli d'intesa. Lo stesso vale anche per la popolazione di lingua e cultura
slovena che vive in territorio italiano.
Per il suo contenuto venne avversato da parte delle popolazioni coinvolte,
soprattutto dagli esuli italiani che hanno sempre sostenuto di essere stati
abbandonati dall'Italia e che aspettano ancora in molti casi un equo indennizzo
od una equa soluzione per i loro beni immobili, spesso nazionalizzati. Al
momento attuale la Croazia restituisce beni immobili nazionalizzati a cittadini
croati, austriaci e israeliani, escludendo quelli italiani.
Dopo il distacco di Slovenia e Croazia, nei cui confini sono compresi i
territori inerenti al trattato di Osimo, dalla federazione Jugoslava, da alcune
parti č stata messa in discussione la validitā del trattato stesso. Fu il
primo trattato diplomatico a non essere condotto dal Ministero degli Affari
Esteri della Repubblica Italiana italiano.
Firmatari
 | Per l'Italia: Eugenio Carbone, direttore generale del
Ministero dell'Industria, per delega di Aldo Moro e Mariano Rumor |
 | Per la Jugoslavia: Milo Minić |
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