1990 Cappadocia in MTB

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Da Trieste in Cappadocia con le Mountain Bike

"Annoverata fra le meraviglie del mondo per i paesaggi naturali scolpiti dagli agenti atmosferici e i tesori di arte bizantina di cui è custode, la Cappadocia da sola giustifica un soggiorno in Turchia. Se il suo fascino è particolarmente seducente nella luminosità estiva, la regione è tuttavia da scoprire, o riscoprire, anche in inverno, quando la luce del sole filtra attraverso il cielo plumbeo, riflettendosi nel suolo coperto di neve e animando paesaggi fantasmagorici che riportano in un gioco di suggestioni a epoche remote, all'alba della storia."

Così esordisce la guida del Touring Club Italiano per iniziare a descrivere la meta del nostro prossimo viaggio; letta da sola dalle dense e poco colorate pagine della guida, può indurre al massimo a qualche commento positivo ma, scorrendone i contenuti e guardando le diapositive di Fabio appena tornato dalla Turchia assume un fascino molto più particolare. Quando nel suo racconto Fabio esordisce con: "Sembra incredibile ma lì noleggiano anche le Mountain Bike", l'idea prende corpo...

Siamo subito in tre: io (Marco), Dario e Luciano che ci abbandonerà qualche settimana più tardi per impegni di lavoro.

bulletMarco, 27 anni, di Trieste, quasi laureato in Scienze Politiche, si sostiene finanziariamente con un'occupazione statale. Giornalista nel tempo libero, considera la bicicletta come lo strumento più adatto per viaggiare.
bulletDario, 28 anni, anche lui di Trieste, fotografo, ex paracadutista, architetto, disegna già da prima della laurea in diversi studi cittadini.

La prima decisione da prendere riguarda il periodo che viene fissato subito tra il 12 dicembre (escluso a causa del mio probabile appello di laurea) ed il periodo natalizio.

Il trasferimento Trieste - Cappadocia

La prima ipotesi è per il trasferimento via nave da Venezia, Trieste o Fiume alla volta di Smirne. I traghetti passeggeri però (meno frequenti nella stagione invernale), hanno un costo abbastanza contenuto ma richiedono un periodo di viaggio troppo lungo (2 giorni). Inoltre le navi da carico non hanno prezzi più convenienti per i passeggeri, dato che praticano una tariffa globale per il camion compresa la cuccetta per l'autista. Scartata l'idea dell'automobile e del pullman a causa della qualità delle strade e della lunghezza del percorso, puntiamo sul passaggio aereo.

L'idea è di trovare un passaggio charter poco costoso che ci assicuri però la possibilità di portarci appresso le biciclette. Si decide per la compagnia slovena Adria che, spinta dal grosso traffico di immigrati turchi da e per il centro Europa, ha appena trasformato un ex charter in volo di linea Lubiana - Istambul. Il problema bici viene subito risolto dalla signorina dell'agenzia comunicandoci che se non superiamo i 25 kg di bagaglio dovrebbe rientrare tutto nella tariffa fissata (praticamente le biciclette dovrebbero viaggiare addirittura gratis anche se la conferma dell'Adria sulla loro effettiva possibilità di carico arriverà solo due settimane prima dell'effettiva partenza). Unico onere l'obbligo di impacchettarle prima dell'imbarco: prenotiamo due posti di andata per il 14 dicembre, fissando il ritorno alla sera della vigilia di Natale.

La preparazione

Per quanto riguarda l'aspetto atletico, dati i tempi un po' stretti non siamo riusciti a creare un vero e proprio training. A partire dalla fine di settembre, abbiamo iniziato comunque ad intensificare le nostre uscite in bici nei dintorni della città. L'altipiano carsico da ambiente per scorazzate casuali diventa una palestra. Infatti nonostante la sua altezza si aggiri sui 300 metri dal livello del mare (l'altopiano della Cappadocia arriva a 1200 ed in alcuni casi a 1500 metri) i numerosi picchi che che lo contraddistinguono ci consentono di avere a disposizione dei sentieri molto diversi tra loro; salite e discese impervie, lunghi falsipiani e la costante presenza di rocce e pietraie ci garantiscono nelle tre uscite settimanali una certa preparazione fisica. Inoltre la temperatura dell'altipiano, di 4 o 5 gradi più bassa che in città, ci permette di avvicinarsi un po' di più al clima da montagna che dovremmo trovare in Anatolia.

A chiusura di ogni giornata il test di rito: 4 Km di costante salita sulla strada asfaltata del "Boschetto" alla periferia di Trieste. Concludiamo la preparazione atletica con una giornata in bici sul monte Nevoso. Situato in Iugoslavia, a 75 Km da Trieste è una delle zone più fredde dei dintorni oltre che essere splendida dal punto di vista paesaggistico; vi percorriamo una cinquantina di Km ad una temperatura attorno allo zero: se non altro come clima ci stiamo già avvicinando alla meta! Alla partenza per la Cappadocia abbiamo nelle gambe un migliaio di chilometri a testa.

La messa a punto delle bici.

Né io né Dario abbiamo biciclette da 2 o 3 milioni; sono "oneste" mountain bike di medio prezzo, neanche tanto nuove, ma che sono riuscite sempre a riportare a casa tutto ciò che avevano trasportato... noi compresi. Una rapida messa a punto però potrebbe non bastare: ipotizziamo preventivamente il cambio di tutti i cavi e dei pattini, lo smontaggio, lavaggio e lubrificazione del cambio posteriore e anteriore e delle altre parti rotanti. Inoltre c'è il bisogno di sostituire il treno di pneumatici di tutte e due le bici, e di attrezzarle di computer, set di borse e portapacchi. Ci aiuta la 4R Export di Palmanova (UD) che ci garantisce la messa a punto delle biciclette e la fornitura del set di borse (Sci Con), dei quattro pneumatici (Tioga) e delle scarpe da mountain bike (Pontini). Siamo a posto, non ci resta che partire!

L'equipaggiamento personale

Marco

Abbigliamento: 2 paia di scarpe (quelle da tennis in pelle e le Pontini da bici); 6 paia di calzettoni di lana; 2 calzamaglie in lana; 4 pantaloni (1 jeans, 2 di felpa e la calzamaglia leggera con imbottitura in pelle), un paio di pantaloncini corti da bici e quelli cerati (in caso di diluvio); 5 magliette in lana; 2 camicie in flanella; 2 dolcevita in cotone; 2 maglioni (1 in lana ed 1 in pile) e 1 felpa; il piumino Ciesse con l'esterno in Goretex staccabile; berretto, fascetta guanti e sciarpa; sacco a pelo invernale; sacchi in nylon (quanti ne bastano per contenere tutta l'attrezzatura). Accessori: occhiali di ricambio; porta documenti da portare al collo; due documenti per l'espatrio (passaporto e carta di identità); accendino; temperino; crema e ammorbidente per labbra; fazzolettini in carta, disinfettante, cerotti; dizionario italiano - turco, cartina della Turchia, fotocopia della guida del Touring, un quaderno con penna e l'agenda; un libro (poesie di Pavese), walkman con cuffiette e sei cassette; un registratore (con 4 batterie Duracell di ricambio) e due cassette vergini per la cronaca del viaggio; due corpi Pentax (P 50 e Me Super), un obiettivo 28 mm, uno zoom Tamron 28-70 mm ed uno 70-210 Kiron, un polarizzatore ed uno skilight, due batterie di ricambio, 15 rollini T Max 400 (Bianco e Nero) e 8 rollini con diapositive a colori (5 FujiChrome 100, 1 Agfachrome 50, 1 Kodakchrome64, 1 Fuji Velvia) tutti da 36 pose. Tutto per 16,5 kg.

Dario

(???)

Il viaggio: "K Bike Tour"

Venerdì 14 dicembre 1990

Sveglia alle 4 e mezzo, in auto ci sono già le borse pronte ,le biciclette sono in garage e... Dario è già in strada ad aspettarmi. Imbocchiamo la statale per il confine di Fernetti e alle 7 e mezzo entriamo in aeroporto a Lubiana. Tutti guardano con un certo stupore le nostre biciclette complete di borse. Il check in inizia subito dopo; per le bici nessun problema, non occorre neanche impacchettarle. Decollo alle 8.37: sono previsti due scali, uno a Saraievo e l'altro a Skoplje (dove oltre a farci scendere per il controllo dei documenti, ci scaricano tutto il bagaglio, bici comprese: perdiamo molto tempo...) prima dell'atterraggio ad Istanbul.

Ore 14.00 : aeroporto internazionale di Istanbul, piove a dirotto, nella grande hall siamo al centro dell'attenzione. Dopo un primo controllo ci accorgiamo di aver perso alcuni ganci che servono a fissare le borse al telaio: era meglio avvolgere tutto con lo scotch. Tentiamo comunque le prime pedalate con l'obiettivo di raggiungere la stazione degli autobus chiamata "Topkapi" ma desistiamo quasi subito dato l'intenso acquazzone. Per fortuna non c'è alcuna difficoltà nel trovare un taxi (le bici vengono accatastate nel bagagliaio di una Regata made in Turkey) che in circa mezz'ora percorre i 15 Km che ci separano dalla città: il passaggio ci costa complessivamente 50000 lire turche (20000 lire italiane). Sono già le cinque del pomeriggio. Appena scesi dal taxi siamo attorniati da una piccola folla di persone: tutti convincerci a scegliere la propria compagnia di pullman invece che un'altra. Fanno di tutto per portarci in uno dei 30/40 uffici disposti a semicerchio attorno al piazzalone; alla fine scegliamo la Nevtour destinazione Nevsehir. in 12 ore circa si dovrebbe arrivare a destinazione e risulta evidente che oltre al pranzo salteremo anche la cena. Anche in questo caso per le bici nessun problema salvo la tradizionale trattazione fino all'ultima cifra: 50000 lire turche per quasi 800 Km, lo stesso costo del taxi. I pullman sono nuovi e puliti ed il viaggio risulta ben organizzato. Alle 23, pausa per la cena, alle 3.00 per il the; non riusciamo a dormire molto.

Sabato, 15 Dicembre

Siamo già in pieno altopiano anatolico quando l'alba ci accoglie facendoci scoprire un paesaggio prevalentemente brullo ma molto vasto. La città di Nevsehir (60000 abitanti circa) si presenta alle sette e trenta del mattino come un insieme di abitazioni abbastanza povere e malridotte. Il grande slargo dove arrivano le corriere è spoglio e non c'è nulla che ci ricordi i bei paesaggi visti dai finestrini del pullman poco prima. Cerchiamo di trovare subito una base per la notte in modo da poter fare una prima pedalata di assaggio senza i bagagli: di neve neanche l'ombra, ma la temperatura dovrebbe aggirarsi attorno allo zero...chissà!

Si parte, è quasi mezzogiorno quando ci lasciamo alle spalle la grigia Nevsehir per immergersi nel paesaggio brullo dell'altopiano anatolico; solo 9 chilometri ci separano dalla prima conferma delle meraviglie della Cappadocia: il castello di Uchisar, picco che si erge a un centinaio di metri di altezza, tutto traforato dall'uomo che lo ha trasformato in abitazioni e luogo di difesa. Il tempo inclemente non riesce a nascondere la bellezza del paesaggio; attorno al castello si estendono alcune vallate con strane guglie, alcune alte e affusolate, altre molto panciute. Sono colorate prevalentemente in rosso, ma non mancano le sfumature gialle e verdi; dalla cima è uno spettacolo! Ma l'imbrunire arriva molto presto, l'instancabile pioggia e l'emergere della nostra stanchezza (in fin dei conti abbiamo fatto la notte in piedi, o meglio in autobus) ci spinge a rientrare in città; l'albergo è proprio a fianco del piazzale delle corriere, una bella doccia non ce la toglie proprio nessuno...

Alla sera, facendo il punto della situazione, ci rendiamo conto di aver incontrato poca gente, solo due ragazzini attratti dalle biciclette, qualche curioso in più a Nevsehir, ma ad ogni modo nessun turista, sono tutti turchi. Inoltre riusciamo a convincere un'agenzia turistica a farci parcheggiare le bici nel loro "ufficio" (sperano di poterci accompagnare il giorno dopo in giro per la Cappadocia), dato che in albergo non è possibile. Molto suggestiva è la salita che domina Nevsehir; da quassù si riesce ad avere una panoramica globale sia della città nuova che della parte più vecchia. Ed è proprio contemplando questi grappoli di piccole case colorate che si arrampicano disordinatamente di fronte a noi, illuminate dal tramonto e cullate dai canti dei muezzin, che abbiamo la sensazione di essere giunti in una terra magica... Trascorriamo il resto della serata gironzolando per la città, rifocillandoci con il kebab locale (carne di agnello o capra alla griglia) in modo da essere presto in camera per quelle che abbiamo battezzato le "cifre della sera":

Km percorsi = 18,3 Velocità media = 15,9 Km/h Durata: 2 ore e 6 minuti Velocità Max = 35 Km/h

Itinerario: da Nevsehir ad Uchisar e ritorno Caratteristiche: leggero falsopiano in salita all'andata; è tutto asfaltato salvo i sentieri attorno al castello.

Domenica, 16 dicembre

Sveglia alle 8 e colazione all'europea; alle 10 si parte e questa volta con il bagaglio al completo. I primi 9 Km di falsopiano già collaudati il giorno precedente, non presentano alcun problema. Arriviamo così a Uchisar, sotto la minaccia di un cielo plumbeo e di un vento gelido e tagliente che permette, tuttavia, il crearsi di squarci di azzurro che alimentano la nostra speranza. Il maestoso picco di tufo, traforato da una centinaia di aperture e tormentato da tortuosi cunicoli (come un groviera) diventa per noi un accogliente rifugio; all'interno di una di queste cavità infatti depositiamo le biciclette ed organizziamo l'abbigliamento ed il materiale per un'escursione fotografica.

Ci pare di essere in un presepio: il pavimento è completamente ricoperto di paglia, sulla parete in fondo sono scavate alcune mangiatoie; le pareti, il soffitto, le aperture generano uno spazio sinuoso privo di angoli retti o spigolature e movimentato da molte nicchie e panche ricavate dal tufo. La luce non è mai diretta, accarezza appena queste forme, la disegna, ci fa conoscere la conformazione del tufo. Questi meravigliosi giochi di chiaroscuro e di calde sfumature, il silenzio, l'assenza di vento, la temperatura moderata, l'odore del fieno e l'atmosfera domestica sono dei forti incentivi al prolungarsi della nostra sosta. Alcuni cocci (decorati a mano con motivi ricorrenti e variopinti) sono parcheggiati accanto alle nostre bici. E un segno evidente che queste cavità vengono usate tuttora (soprattutto quelle raggiungibili con percorsi carrozzabili) dagli abitanti di Uchisar come stalle e/o magazzini. A confermarci tale ipotesi giunge poco dopo una pittoresca famiglia su uno dei soliti carri locali trainato da un asino a sua volta trainato lui stesso dal capofamiglia. Attratte dalle nostre biciclette le ragazze e la madre scendono: "la più carina" si avvicina senza indugio e senza alcuna presentazione o altri convenevoli impugna la nostra Pentax e ci immortala (per scherzo) imitando con la voce il click dello scatto; evidentemente di stranieri (tutti turisti?) qui ne devono passare parecchi!

Quando iniziamo a salire sulla piattaforma superiore della Uchisa Kalesi (ci fanno pagare 3000 lire per il biglietto) difficilmente riusciamo ad immaginare un forte flusso di persone che transitano da queste parti nelle stagioni migliori. Non è solitudine ma quiete disturbata soltanto dalle raffiche di vento: poca gente lavora attorno alle proprie case, sui tetti, in qualche bottega, mentre tutte le attrezzature turistiche sembrano chiuse da secoli... La pioggia si trasforma in diluvio, ci rintaniamo in un "Caj Salon"; 6 Km ci separano da Goreme, nostro teorico punto di arrivo. Il locale è pieno di visi tutti uguali con barbe scuro grigie: tutti o quasi ex lavoratori ed ex emigrati, sanno tutti qualche parola di tedesco... sembrano molto vecchi. Oltre a guardare senza troppa attenzione la televisione posta sopra la cucina quasi fosse un totem, impegnano tutte le loro energie nel palpeggiare ritmicamente il "rosario". Ci facciamo un paio di the e si riparte nonostante la pioggia (qualche curiosone deve aver messo i ditini nel contachilometri: non funziona più), ormai fra poco farà buio; lungo la ripida discesa verso Goreme abbiamo il primo incontro con neve e ghiaccio. Siamo completamente zuppi e per fortuna troviamo un caldo tufo ad accoglierci. E' una meravigli anche se in un paio di minuti lo trasformiamo in una specie di bazar - asciugatoio: il tutto, stufa compresa, ci costa 15000 lire.

Le cifre: Km percorsi = 17 / 35,3 Velocità media = 11,4 Km/h Durata: 5 ore e 46 minuti Velocità Max = 41 Km/h

Itinerario: da Nevsehir a Goreme passando per Uchisar Caratteristiche: falsopiano asfaltato per i primi 9 Km, dal castello di Uchisar si scende per un sentiero a tratti fangoso a tratti roccioso lungo circa mezzo Km e molto impervio (qualche passaggio dovrebbe aggirarsi su una pendenza del 100%); si continua su strada asfaltata in discesa, poco all'inizio e via via sempre più (poco prima del paese ci sono un paio di tornanti).

Lunedì, 17 dicembre

Dopo un breve giro per il paese di Goreme puntiamo verso una specie di parco archeologico poco sopra il paese: è una valle tutta scavata dall'uomo che vi ha realizzato tante, tantissime chiese, tutte scavate nella terra. E' magnifico, tanto più che son tutte chiese cristiane. Sono molte le brecce di luce nella coltre diuu nubi che riempie il cielo, il che fa ben sperare. Così si va verso Zelve, (son già le 14.00) sempre seguiti da un povero cane randagiotutto pelle ed ossa che evidentemente vede in noiuna qualche possibilità di salvezza. Tentiamo un fuoristrada che si rivela dopo un centinaio di metri una ben poco romantica discarica a cielo aperto. Per uscirne seguiamo il solco di un torrentello: poco dopo il rientro sul piano asfaltato incontriamo un piccolo paese arroccatoi su una montagna: Cavousin. Il luogo è talmente affascinante a puntare su Avanos per la notte (6 Km di falsopiano) per tornarci il giorno dopo in modo da poterlo fotografare con più calma.

La città di Avanos è un po' più grande e un po' più ricca delle altre; evidentemente è diventata uno dei punti di riferimento per il turismo della zona. Non nasconde però le sue non povere origini: le vecchie case pur malandate conservano finestre, portali ed archi di pregio a dimostrazione di un passato comunque florido. Alloggiamo in un albergo chiuso ed aperto solo per noi (20.000 lire turche per entrambi comprese le bici in camera), purtroppo senza riscaldamento. Avanos vista di notte, dalla sua parte più elevata sembra un presepe: le poche strade illuminate con luci molto tenui sono incorniciate da un'immensa e luminosa via Lattea.

Le cifre: Km percorsi = 17,9 / 35,3 Velocità media = 11,9 Km/h Durata: 5 ore e 46 minuti Velocità Max = 42 Km/h

Itinerario: attorno a Goreme in mattinata, poi dal centro del paese verso Avanos passando per Cavusin. Caratteristiche: forte salita verso il museo all'aperto (non più di 1 Km, sulla strada verso Urgup) per il resto è tutto un falsopiano prevalentemente in discesa fino ad Avanos.

Martedì, 18 dicembre

Ad Avanos c'é anche un negozio "specializzato" per biciclette, ma non hanno camere d'aria della nostra misura... Spesso nelle zone d'ombra l'acqua ai bordi della strada è ghiacciata: di notte la temperatura dovrebbe aggirarsi attorno ai 3, 4 gradi sotto lo zero. L'abbigliamento di oggi ne è una conseguenza: maglietta di lana, dolcevita, camicia di felpa, paile, piumino senza maniche, tutina da bici, calze di lana, fascetta in testa nelle ore più calde, berretto alla fine della giornata, sciarpa o qualcosa altro per il collo. I primi ed ultimi ciclisti li incontriamo proprio qui, alla mattina; uno è olandese, l'altro inglese. Tutti e due lunghissime barbe ed equipaggiamenti alla casalinga... hanno lodato molto le nostre bici. Ci aspetta una salita micidiale poco fuori Avanos con tanto di ghiaccio sull'asfalto: per fortuna non è molto lunga. Dopo il ripetitore televisivo la strada continua con un falsopiano tutto curve fino ad un lungo rettilineo in discesa prima del Caravanserraglio. Tutt'attorno non si vede neanche un albero, scarsissime sono le tracce animali: sembra già di essere in pieno deserto. Il traffico è molto scarso: un trattore ed una automobile in più di un'ora di tragitto.

Alle 11:05 arriviamo al tanto atteso caravanserraglio di Sarihan: è in fase di rifacimmento probabilmente a scopo turistico ed è un vero peccato che abbia perduto il fascino del tempo; quello della solitudine però lo conserva ancora dato che non c'è traccia di insediamento umano a vista d'occhio. Cade così definitivamente l'idea del the al quale ogniuno di noi in cuor suo ambiva. Il tempo migliora ma il freddo rimane intenso (sarebbe stato utile portarci appresso un termometro dato che da queste parti sembra che non se ne trovino). Dopo una sortita a Zelve , dove pasteggiamo con gli immancabili the, torniamo verso Cavousin dove troviamo alloggio presso il solito albergo chiuso. Per fortuna, dopo aver fatto capire al signore che ci ospita la situazione dei nostri stomaci ci arrivano due calde minestre di pomodoro con pasta (molto, molto scotta) e due porzioni di riso con salsa e pane molto abbondante, il tutto seduti a terra alla turca avvolti dal dolce tepore di una stufa a legna (ipotizziamo due possibili scenari: il legno brucia sempre in pochi minuti o questo succede solo con il legno turco) della durata globale di due, tre minuti al massimo. Alla fine segue la frutta caratterizzata da due strani "pomi" gusto mela - limone la polpa, sapone alla rosa la buccia.

Non c'è acqua, ma ci hanno fornito la coca cola ed i secchi per il WC. L'ospitalità turca è ottima. Far la doccia è quindi impossibile ma lo sporco è l'ultimo dei nostri problemi. Così finalmente scopriamo l'origine del famoso odore da "turco" che si sente dappertutto: sulle mani e sui colli sporchi di autobus turco ci si "pastrocchia" mani e resto con il profumo turco disponibile in tutti gli autobus. Il cielo notturno ci presenta lo spettacolo delle stelle cadenti. La bellezza del luogo fa scorrere il tempo molto velocemente: i giorni programmati ci stanno sempre più stretti!

Le cifre: Km percorsi = 26,9 Velocità media = 11,9 Km/h Durata: 7 ore e 41 minuti Velocità Max = 53 Km/h

Itinerario: da Avanos al caravanserraglio di Seheria e ritorno; poi si ritorna a Cavusin (in direzione di Goreme) con una breve pausa a Zelve. Caratteristiche: appena usciti dalla città ci si imbatte in una breve salita molto dura (sino al ripetitore televisivo), la strada continua a dossi sempre in salita fino ad un lungo rettilineo in discesa con in fondo il caravanserraglio; al ritorno prima di rientrare in città tocchiamo la velocità più alta; segue un falsopiano in leggera salita sino a Cavusin (salvo le prime centinaia di metri dopo il bivio per Zelve).

Mercoledì, 19 dicembre

Sveglia alle 7:30 circa; la colazione ci arriva che siamo ancora a letto verso le 8:30 portata dal padrone di casa che ci versa personalmente il the nelle tazze accompagnato da uova sode, olive, marmellata, nutella, pane. Il conto per due cene, due colazioni e due letti è di 86.000 lire turche. La brina ghiacciata brilla sotto il primo sole; dedichiamo buona parte della mattina a alla parte vecchia di Cavousin: Peristrema. Verso le 17 arriviamo ad Urgup dopo esserci fermati al villaggio rupestre di Zelve (e mangiato un toast al salame). La strada non è particolarmente impegnativa; la distanza Zelve -- Urgup (10 Km) viene coperta più che agevolmente in poco più di un'ora. Ad Urgup un signore ci viene incontro da un negozio di tappeti mostrando un certo interesse per le nostre biciclette; se ne occupa lui e ci procura un albergo da 20.000 lire a testa con stufa in stanza.

Intanto qualche rottura: cede il portapacchi posteriore in alluminio; lo si aggiusterà la mattina dopo con il fil di ferro: sarebbe stato meglio averne uno più robusto. Il signore del negozio noleggia durante la stagione estiva le Mountain Bike della ditta italiana Atala: ne ha circa una sessantina e ci propone una chiacchierata che accettiamo ben volentieri. Vuole organizzare un festival per M.B. in Cappadocia (sarebbe il primo che, in Turchia, tenta un discorso del genere, stimolato dalla visita dell'altr'anno di Franco Gianco, esperto di M.B. al quale la rivista " Bici da montagna" aveva già dedicato un servizio.

Nonostante questo incontro ci dimostri che non siamo i primi a pedalare con M.B. da queste parti possiamo sicuramente includerci tra i pionieri dei M.B. Tour in Cappadocia. Le foto di Franco Gianco sono di natura promozionale (molto belle) ma le biciclette non hanno alcun bagaglio. Il nostro venditore di tappeti parla molto bene l'italiano: sono molti i percorsi da poter fare con le biciclette. Alloggiamo quindi al Sulton Hotel: sulla porta d'entrata, tra i tanti, un adesivo del Fuoristrada Club Trieste.

Le cifre Km percorsi = 15,6 / 95,8 Velocità media = 15,9 Km/h Durata: 4 ore e 25 minuti Velocità Max = 46 Km/h

Itinerario: da Cavusin a Zelve, poi verso Urgup. Caratteristiche: nessuna difficoltà di rilievo anche per l'esiguità del percorso.

Giovedì, 20 dicembre

Ci svegliamo alle 8, colazione in albergo e aggiustato il portapacchi si va al negozio dove rimaniamo fino alle 11 in compagnia di Kadir Akatay e di un suo amico che viene da Torino che di fatto dovrebbe essere l'organizzatore del festival: Veli Toren. Su loro consiglio prendiamo la strada per Nevsehir alla ricerca della valle dei "Camini di fata"... La vallata è splendida anche se i camini non sembrano poi così tanti. Fino alle 14 rimaniamo nei dintorni della strada, fotografando. Da lontano torreggia il Erciyes Dagi, montagna vulcanica sopra Kayseri, probabile ressponsabile di tutti i fenomeni naturali della zona. Valutati i pochi giorni rimasti decidiamo di cambiare programma: rassegnati abbandoniamo le città sotterranee (addirittura 45 piani sotto la superficie) e la meravigliosa valle di Ilora per puntare alle pendici del vulcano già tutto coperto di neve (dista da qui circa 30, 40 Km). Visto che non siamo riusciti a raggiungere la Peribacalari Vadisi, decidiamo di pernottare nuovamente ad Urgup e di dedicare la giornata successiva alla scoperta della valle che, secondo la guida del Touring dovrebbe trovarsi sulla strada verso Avanos.

La neve tocca anche rilievi non molto più alti del nostro altopiano. Di notte la temperatura scende decisamente sotto lo zero. Cambiamo albergo. L'Hotel Panorama per la stessa cifra non ci garantisce il breakfast né una temperatura decente: il riscaldamento, una volta scelta la stanza, viene chiuso e così ricorriamo ai sacchi a pelo. Approfittiamo della sosta per goderci un buon bagno turco a 30.000 lire massaggio compreso: una meraviglia. La serata si conclude con un po' di shopping e con una lauta cena: una vera e propria pausa. Pur non essendo molti i Km percorsi sino ad ora, la stanchezza dopo questi sei giorni si fa comunque sentire. Per l'indomani è previsto il ritorno sulla strada di Avanos fino al bivio per Zelve in modo da trovare la ormai mitica Peribacalari Vadisi, per poi puntare a fine giornata, passando nuovamente per Urgup, a Mustafa Pascià. L'obiettivo finale è il vulcano e ... la neve.

Le cifre Km percorsi = 9,8 / 105,6 Velocità media = 9,3 Km/h Durata: 6 ore e 39 minuti Velocità Max = 51 Km/h

Itinerario: da Urgup in direzione di Nevsehir e ritorno. Caratteristiche: .Salita non impegnativa verso Nesehir; il ritorno viene fatto sulla stessa strada.

Venerdì, 21 dicembre

Sveglia alle 8.00; la strada di fronte al nostro albergo è ancora un po' imbiancata: durante la notte ha nevicato in tutta la zona attorno ad Urgup. Il cielo è grigio e fa prevedere ulteriori nevicate: speriamo soltanto che la neve non sia troppo bagnata. Dopo una buona colazione a base di pane, nutella, formaggio e caj, normale o apple a scelta torniamo verso Avanos. Uno dei frequenti aneddoti a conferma della correttezza della gente di questi luoghi: ad una delle frequenti fermate di Dario un camionista di passaggio mi avvisa della sua fermata. Tentiamo uno sterrato che si rivela una specie di palude con tanto di sabbie mobili di natura cementizia. La nostra corsa dura non più di 10 minuti. Dobbiamo prendere le bici in spalla per poter recuperare la via del ritorno. Le bici sono un blocco unico di metallo ed argilla; il rimetterle in efficienza ci costa ben più di 10 minuti.

Sempre seguendo la guida Touring per poter raggiungere la Peribacalari Vadisi, ci rendiamo conto che, a differenza di quanto scritto, non vi è alcun accesso a quella che secondo i nostri calcoli dovrebbe essere la meta. Abbandoniamo le biciclette in una piccola grotta di tufo non lontano dalla strada e proseguiamo a piedi non senza esserci rifocillati con un panino e qualche latte-cacao a testa. Dei camini di fata neanche l'ombra. Altri sono i fenomeni naturali, tutti di pietra bianca e che per certi versi assomigliano ai camini ma molto più tozzi, bassi e larghi, spesso usati dall'uomo come luogo religioso o di dimora. Il cielo è sempre molto cupo, il terreno è molto umido tanto che dopo un po' lo siamo anche noi. Nei residui spazi di terra tra le roccie ci sono dei campi coltivati a vite con ogni tanto degli alberi da frutta. Scopriamo le tracce di alcuni cani e di molti animali, probabilmente greggi.

Sarà passata circa un'ora o poco più che incontriamo un gregge e dato che non vi è gregge senza pastore ci avviciniamo nella speranza di ottenere informazioni sui tanto ambiti camini di fata. Il quadro paesaggistico è comunque stupendo: sullo sfondo non molto lontano da noi torreggia un picco roccioso tutto traforato alla cui base vi si scorge una grotta. Il pastore che, appeso ad un albero sta tagliandone i rami con un'accetta altro non è che una donna. Di femminile ha ben poco, sembra una donna primitiva ma, appena scesa dall'albero, ci chiede subito dei soldi. Un po' per pena, un po' per l'accetta che impugnava, le consegniamo immediatamente 1000 lire turche. La fotografiamo facendo finta di niente; il click non lo considera proprio, sembra non abbia mai visto una macchina fotografica. Se ne scappa via quasi subito per correr dietro alle sue greggi.

Continuando nella nostra ricerca raggiungiamo quella grotta vista da lontano che si rivela la dimora della pastoressa e delle sue pecore. La donna sta raccogliendo tutto ciò che può servirle per riscaldare il freddo inverno dell'altopiano. Ci raggiunge poco dopo in modo molto singolare frammisto a risata, espressioni contratte dall'ira o da stupore: la fotografiamo ripetutamente. Ciò che colpisce non è solo la particolarietà del soggetto che ci troviamo di fronte e che viva da sola in una grotta in pieno inverno, ma il fatto che sia donna oltre che vestita in jeans: in fin dei conti siamo in un paese islamico. Durante la via del ritorno, prima di riprendere le biciclette, una immediata grandinata copre tutto il paesaggio circostante esaltando le strane forme della valle.

Recuperate le bici riguadagnamo la strada per Urgup con l'obiettivo di raggiungere Mustafà Pasà. Da Urgup sono sei e mezzo i km invece dei cinque dichiarati dalla mappa; la strada è ondulata e bagnata come noi dopo i primi cento metri di pedalata. Ormai sono passate le cinque del pomeriggio e la temperatura è sicuramente già sotto lo zero. Arrivati al paese facciamo riferimento ad un bar del centro (forse l'unico) per farci indicare una pensione ricavata da un antico monastero. Un enorme turco ci offre il te e ci invita al tavolo di un più distinto signore (titolare della bottega di fronte) per chiacchierare sulle affinità tra turchi ed italiani. Dopo esserci appropriati di una delle stanze del monastero per mangiar qualcosa ritorniamo al bar di prima dove ci viene offerto un concerto: il turco enorme suona uno strano tamburo, il signore più distinto si destreggia con un mandolino di sproporzionate dimensioni. L'ospitalità di questa gente è più che confermata. Prima del dolce sonno ci dedichiamo alle operazioni di asciugatura del vestiario a partire dalle scarpe; i tetti attorno sono bianchi al pari della strada che si inoltra nel paese: appena arrivati non ce ne eravamo quasi accorti!

Le cifre Km percorsi = 24,4 / 130 Velocità media = 12,6 Km/h Durata: 8 ore e 10 minuti Velocità Max = 44 Km/h

Itinerario: da Urgup in direzione di Avanos nei dintorni della Peribacalari Vadisi; poi riattraversando Urgup sino a MustafàPasà. Caratteristiche: leggera salita verso Avanos; un continuo sali e scendi tra Urgup e Mustafà Pasà (6,5 Km).

Sabato, 22 dicembre

Prima di partire dedichiamo un po' di tempo a Mustafà Pasà che, mezzo imbiancato dalla neve si rivela più che affascinante: lasciamo il paese appena a mezzogiorno dopo aver fatto la spesa (non ci sono bibite ma solo biscotti; nelle botteghe non ci sono i frigoriferi). Nelle zone d'ombra il ghiaccio copre l'asfalto ma le bici si comportano egregiamente. Arrivano subito i primi dubbi: secondo le nostre carte la distanza fino a Yesihlsar non dovrebbe superare i 40 Km; per i cartelli stradali è di 50 Km. Il color grigio del cielo rafforza l'atmosfera irreale della zona quasi tutta coperta di neve. Durante il tragitto incrociamo una grande aquila appena staccatasi in volo da un albero poco lontano dalla strada. Non incontriamo nessun veicolo: certo che se succede qualcosa dobbiamo proprio arrangiarsi.

Dopo un ripida salita ci fermiamo a Sahinefendi, paese poco sotto all'altopiano che ci separa dalla meta odierna: la luce durerà ancora per poco, decidiamo di chiedere un passaggio o eventualmente di pernottare qui. Un piaccevole incontro: attraversa la strada a pochi passi da noi una donna con sulle spalle una lunga tavole con tante pagnottone calde appena uscite dal forno; cene regala una e se ne va senza neanche attendere un grazie. Una vera bontà! Frattanto attorno a noi si forma un crocicchio di persone per buona parte giovani, incuriositi dalla nostra presenza. Ci invitano a giocare una partita di calcio: conoscono il campionato italiano meglio di noi. La fortuna ci accompagna: alcuni di loro bloccano un Dolmus (leggi furgone Ford Transit)che aveva intenzione di raggiungere Urgup e che per noi (e per 50000 lire turche) inverte la rotta per recapitarci a Yesilhsar.

La strada che percorriamo in Dolmus (e che avremo dovuto fare in bici) è tutta salita fino all'altopiano per arrivare ad un'altezza di circa 1300 metri o forse addirittura 1500; poi il tavolato che si presenta dopo una specie di passo, sembra infinito tant'è grande, è brullo, non c'è quasi nessun albero ed è completamente innevato. Il rettilineo che lo attraversa è lungo circa 10 Km. Dopo una lunga discesa Yesihlasar, 13000 abitanti secondo un cartello all'entrata. Questa meta è soltanto tecnica in quanto sulla strada per Kayseri dovrebbe essere più facile incrociare un autobus per raggiungere l'Erciyrs Dagi. Anche qui un incontro: un maestro di scuola ci offre il te e ci accompagna per tutta la serata pur non potendo scambiare con noi alcuna parola dato che conosce il tedesco e noi no. Prima di andare a dormire dobbiamo scaricarlo anche se ci rimane un po' male. Penso che per questa gente il conoscere un occidentale può rappresentare qualcosa di importante nell'ambito della loro comunità, forse una questione di prestigio. Infatti il maestro ci introduce presentandoci al bar, al ristorante e negli altri luoghi pubblici che incontriamo nel paese. In ristorante siamo al centro dell'attenzione: ad un certo punto si sono seduti tutti a semicerchio attorno a noi per guardarci mangiare; forse mangiavamo troppo per le abitudini locali!

C'è un'altro fatto degno di nota: il cambio dei dollari americani in lire turche. Gli uffici di cambio sono ormai chiusi; tentiamo nell'Ufficio postale ma senza successo. Un cliente però si propone di cambiarceli lui: sparisce per un paio di minuti. Torna con il giornale per mostrarci il tasso ufficiale di cambio. Non ha arrotondato a suo vantaggio neanche di una lira. Sembrano proprio onesti 'sti turchi. Durante la notte il caldo è solo una speranza, mantenuta viva dal colore rosso della stufa: ricorriamo ancora una volta ai nostri sacchi a pelo.

Le cifre Km percorsi = 18,9 / 148,9 Velocità media = 10,5 Km/h Durata: 4 ore e 35 minuti Velocità Max = 47 Km/h

Itinerario: da MustafàPasà a Sahinefendi; poi con il Dolmus sino a Yesihlsar Caratteristiche:.falsopiano in salita quasi per tutto il percorso; l'ultimo tratto è tutta salita fino al paese. Il tratto percorso con il furgone è percorribile in bicicletta: il primo tratto è una dura salita, seguita da circa 10 Km di rettilineo piano e da una lunga discesa fino a Yesihlsar. La distanza tra Mustafà Pasà e Yesihlsar è di 50 Km.

Domenica, 23 dicembre

Colazione a base di olive nere, piccole, pane, burro e marmellata, come sempre accompagnata dal caj. Alle 11:30 ci aspetta (si fa per dire) un dolmus che lascia Yesihlsar con 14 persone a bordo (non ci sono posti a sedere per tutti), almeno 14 bagagli e 2 biciclette (sul tetto). A Kayseri arriviamo in mezz'ora o anche meno; dopo una breve pedalata per la città in cerca della strada giusta per il vulcano e dopo altre due pagnottone calde offerteci da un panettiere in furgone, saliamo su di un autobus di linea (di quelli urbani con le porte a soffietto) con le bici a seguito. Arriviamo ad Hacilar, sulle pendici della montagna, dal quale, pedalando, tentiamo di raggiungere qualche punto più alto. Nevica ormai da un po' di tempo, l'Erciyrs non si vede quasi più, le nuvole si infittiscono e noi siamo sempre più bagnati. Alle 15:30 decidiamo il ritorno che avviene alla velocità massima possibile in quelle condizioni. Durante la lunga discesa verso la città la neve si infittisce sempre più: arriviamo al Bus Terminal praticamente fradici.

Le cifre Km percorsi = 22,4 / 171,3 Velocità media = Km/h Durata: 4 ore e 12 minuti Velocità Max = 41 Km/h

Itinerario: da Yesilhar a Kayseri con un Dolmus, con l'autobus sino a Hacilar; in bici sino alle pendici del Erciyrs Dagi e ritorno a Kayseri alla stazione delle corriere. Caratteristiche:.discesa di circa 15 Km da Hacilar alla città.

Lunedì, 24 dicembre

Il viaggio di ritorno in autobus è analogo a quello di dieci giorni fa (bici comprese) salvo Istanbul che si presenta tutta coperta di neve. In aereo tutto come da programma a parte il fatto che rischiamo di rimanere in piedi: alcuni passeggeri (sapremo dopo che sono quelli che fanno scalo a Skoplje e a Sarajevo) prendono letteralmente d'assalto l'aereo occupando tutti i posti disponibili per se, per gli amici, per le borse, per i vestiti, etc... Mi ricorda molto quelle corriere che fanno la spola tra i paesi africani o latinoamericani; il posto c'è per chi lo sa trovare. Dopo lo scalo a Sarajevo, alla volta di Ljubljana, ci viene offerto il "Delo", giornale sloveno. La prima pagina è occupata da una sola notizia: La Slovenja ha oggi dichiarato la propria indipendenza.

Conclusioni e commenti

.... vantaggi e svantaggi del periodo giornate corte poca gente il viaggio in bici la possibilità di usare degli sponsor tipicità delle zone per viaggi in bici POST SCRIPTUM

 

 

 

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