La prima decisione da prendere riguarda il periodo che viene fissato
subito tra il 12 dicembre (escluso a causa del mio probabile appello di
laurea) ed il periodo natalizio.
Il trasferimento Trieste - Cappadocia
La prima ipotesi è per il trasferimento via nave da
Venezia, Trieste o Fiume alla volta di Smirne. I traghetti passeggeri però
(meno frequenti nella stagione invernale), hanno un costo abbastanza
contenuto ma richiedono un periodo di viaggio troppo lungo (2 giorni).
Inoltre le navi da carico non hanno prezzi più convenienti per i passeggeri,
dato che praticano una tariffa globale per il camion compresa la cuccetta
per l'autista. Scartata l'idea dell'automobile e del pullman a causa della
qualità delle strade e della lunghezza del percorso, puntiamo sul passaggio
aereo.
L'idea è di trovare un passaggio charter poco costoso che
ci assicuri però la possibilità di portarci appresso le biciclette. Si
decide per la compagnia slovena Adria che, spinta dal grosso traffico di
immigrati turchi da e per il centro Europa, ha appena trasformato un ex
charter in volo di linea Lubiana - Istambul. Il problema bici viene subito
risolto dalla signorina dell'agenzia comunicandoci che se non superiamo i 25
kg di bagaglio dovrebbe rientrare tutto nella tariffa fissata (praticamente
le biciclette dovrebbero viaggiare addirittura gratis anche se la conferma
dell'Adria sulla loro effettiva possibilità di carico arriverà solo due
settimane prima dell'effettiva partenza). Unico onere l'obbligo di
impacchettarle prima dell'imbarco: prenotiamo due posti di andata per il 14
dicembre, fissando il ritorno alla sera della vigilia di Natale.
La preparazione
Per quanto riguarda l'aspetto atletico, dati i tempi un
po' stretti non siamo riusciti a creare un vero e proprio training. A
partire dalla fine di settembre, abbiamo iniziato comunque ad intensificare
le nostre uscite in bici nei dintorni della città. L'altipiano carsico da
ambiente per scorazzate casuali diventa una palestra. Infatti nonostante la
sua altezza si aggiri sui 300 metri dal livello del mare (l'altopiano della
Cappadocia arriva a 1200 ed in alcuni casi a 1500 metri) i numerosi picchi
che che lo contraddistinguono ci consentono di avere a disposizione dei
sentieri molto diversi tra loro; salite e discese impervie, lunghi
falsipiani e la costante presenza di rocce e pietraie ci garantiscono nelle
tre uscite settimanali una certa preparazione fisica. Inoltre la temperatura
dell'altipiano, di 4 o 5 gradi più bassa che in città, ci permette di
avvicinarsi un po' di più al clima da montagna che dovremmo trovare in
Anatolia.
A chiusura di ogni giornata il test di rito: 4 Km di
costante salita sulla strada asfaltata del "Boschetto" alla periferia di
Trieste. Concludiamo la preparazione atletica con una giornata in bici sul
monte Nevoso. Situato in Iugoslavia, a 75 Km da Trieste è una delle zone più
fredde dei dintorni oltre che essere splendida dal punto di vista
paesaggistico; vi percorriamo una cinquantina di Km ad una temperatura
attorno allo zero: se non altro come clima ci stiamo già avvicinando alla
meta! Alla partenza per la Cappadocia abbiamo nelle gambe un migliaio di
chilometri a testa.
La messa a punto delle bici.
Né io né Dario abbiamo biciclette da 2 o 3 milioni; sono
"oneste" mountain bike di medio prezzo, neanche tanto nuove, ma che sono
riuscite sempre a riportare a casa tutto ciò che avevano trasportato... noi
compresi. Una rapida messa a punto però potrebbe non bastare: ipotizziamo
preventivamente il cambio di tutti i cavi e dei pattini, lo smontaggio,
lavaggio e lubrificazione del cambio posteriore e anteriore e delle altre
parti rotanti. Inoltre c'è il bisogno di sostituire il treno di pneumatici
di tutte e due le bici, e di attrezzarle di computer, set di borse e
portapacchi. Ci aiuta la 4R Export di Palmanova (UD) che ci garantisce la
messa a punto delle biciclette e la fornitura del set di borse (Sci Con),
dei quattro pneumatici (Tioga) e delle scarpe da mountain bike (Pontini).
Siamo a posto, non ci resta che partire!
L'equipaggiamento personale
Marco
Abbigliamento: 2 paia di scarpe (quelle da tennis in pelle e le Pontini
da bici); 6 paia di calzettoni di lana; 2 calzamaglie in lana; 4 pantaloni
(1 jeans, 2 di felpa e la calzamaglia leggera con imbottitura in pelle), un
paio di pantaloncini corti da bici e quelli cerati (in caso di diluvio); 5
magliette in lana; 2 camicie in flanella; 2 dolcevita in cotone; 2 maglioni
(1 in lana ed 1 in pile) e 1 felpa; il piumino Ciesse con l'esterno in
Goretex staccabile; berretto, fascetta guanti e sciarpa; sacco a pelo
invernale; sacchi in nylon (quanti ne bastano per contenere tutta
l'attrezzatura). Accessori: occhiali di ricambio; porta documenti da portare
al collo; due documenti per l'espatrio (passaporto e carta di identità);
accendino; temperino; crema e ammorbidente per labbra; fazzolettini in
carta, disinfettante, cerotti; dizionario italiano - turco, cartina della
Turchia, fotocopia della guida del Touring, un quaderno con penna e
l'agenda; un libro (poesie di Pavese), walkman con cuffiette e sei cassette;
un registratore (con 4 batterie Duracell di ricambio) e due cassette vergini
per la cronaca del viaggio; due corpi Pentax (P 50 e Me Super), un obiettivo
28 mm, uno zoom Tamron 28-70 mm ed uno 70-210 Kiron, un polarizzatore ed uno
skilight, due batterie di ricambio, 15 rollini T Max 400 (Bianco e Nero) e 8
rollini con diapositive a colori (5 FujiChrome 100, 1 Agfachrome 50, 1
Kodakchrome64, 1 Fuji Velvia) tutti da 36 pose. Tutto per 16,5 kg.
Dario
(???)
Il viaggio: "K Bike Tour"
Venerdì 14 dicembre 1990
Sveglia alle 4 e mezzo, in auto ci sono già le borse
pronte ,le biciclette sono in garage e... Dario è già in strada ad
aspettarmi. Imbocchiamo la statale per il confine di Fernetti e alle 7 e
mezzo entriamo in aeroporto a Lubiana. Tutti guardano con un certo stupore
le nostre biciclette complete di borse. Il check in inizia subito dopo; per
le bici nessun problema, non occorre neanche impacchettarle. Decollo alle
8.37: sono previsti due scali, uno a Saraievo e l'altro a Skoplje (dove
oltre a farci scendere per il controllo dei documenti, ci scaricano tutto il
bagaglio, bici comprese: perdiamo molto tempo...) prima dell'atterraggio ad
Istanbul.
Ore 14.00 : aeroporto internazionale di Istanbul, piove a
dirotto, nella grande hall siamo al centro dell'attenzione. Dopo un primo
controllo ci accorgiamo di aver perso alcuni ganci che servono a fissare le
borse al telaio: era meglio avvolgere tutto con lo scotch. Tentiamo comunque
le prime pedalate con l'obiettivo di raggiungere la stazione degli autobus
chiamata "Topkapi" ma desistiamo quasi subito dato l'intenso acquazzone. Per
fortuna non c'è alcuna difficoltà nel trovare un taxi (le bici vengono
accatastate nel bagagliaio di una Regata made in Turkey) che in circa
mezz'ora percorre i 15 Km che ci separano dalla città: il passaggio ci costa
complessivamente 50000 lire turche (20000 lire italiane). Sono già le cinque
del pomeriggio. Appena scesi dal taxi siamo attorniati da una piccola folla
di persone: tutti convincerci a scegliere la propria compagnia di pullman
invece che un'altra. Fanno di tutto per portarci in uno dei 30/40 uffici
disposti a semicerchio attorno al piazzalone; alla fine scegliamo la Nevtour
destinazione Nevsehir. in 12 ore circa si dovrebbe arrivare a destinazione e
risulta evidente che oltre al pranzo salteremo anche la cena. Anche in
questo caso per le bici nessun problema salvo la tradizionale trattazione
fino all'ultima cifra: 50000 lire turche per quasi 800 Km, lo stesso costo
del taxi. I pullman sono nuovi e puliti ed il viaggio risulta ben
organizzato. Alle 23, pausa per la cena, alle 3.00 per il the; non riusciamo
a dormire molto.
Sabato, 15 Dicembre
Siamo già in pieno altopiano anatolico quando l'alba ci
accoglie facendoci scoprire un paesaggio prevalentemente brullo ma molto
vasto. La città di Nevsehir (60000 abitanti circa) si presenta alle sette e
trenta del mattino come un insieme di abitazioni abbastanza povere e
malridotte. Il grande slargo dove arrivano le corriere è spoglio e non c'è
nulla che ci ricordi i bei paesaggi visti dai finestrini del pullman poco
prima. Cerchiamo di trovare subito una base per la notte in modo da poter
fare una prima pedalata di assaggio senza i bagagli: di neve neanche
l'ombra, ma la temperatura dovrebbe aggirarsi attorno allo zero...chissà!
Si parte, è quasi mezzogiorno quando ci lasciamo alle
spalle la grigia Nevsehir per immergersi nel paesaggio brullo dell'altopiano
anatolico; solo 9 chilometri ci separano dalla prima conferma delle
meraviglie della Cappadocia: il castello di Uchisar, picco che si erge a un
centinaio di metri di altezza, tutto traforato dall'uomo che lo ha
trasformato in abitazioni e luogo di difesa. Il tempo inclemente non riesce
a nascondere la bellezza del paesaggio; attorno al castello si estendono
alcune vallate con strane guglie, alcune alte e affusolate, altre molto
panciute. Sono colorate prevalentemente in rosso, ma non mancano le
sfumature gialle e verdi; dalla cima è uno spettacolo! Ma l'imbrunire arriva
molto presto, l'instancabile pioggia e l'emergere della nostra stanchezza
(in fin dei conti abbiamo fatto la notte in piedi, o meglio in autobus) ci
spinge a rientrare in città; l'albergo è proprio a fianco del piazzale delle
corriere, una bella doccia non ce la toglie proprio nessuno...
Alla sera, facendo il punto della situazione, ci rendiamo
conto di aver incontrato poca gente, solo due ragazzini attratti dalle
biciclette, qualche curioso in più a Nevsehir, ma ad ogni modo nessun
turista, sono tutti turchi. Inoltre riusciamo a convincere un'agenzia
turistica a farci parcheggiare le bici nel loro "ufficio" (sperano di
poterci accompagnare il giorno dopo in giro per la Cappadocia), dato che in
albergo non è possibile. Molto suggestiva è la salita che domina Nevsehir;
da quassù si riesce ad avere una panoramica globale sia della città nuova
che della parte più vecchia. Ed è proprio contemplando questi grappoli di
piccole case colorate che si arrampicano disordinatamente di fronte a noi,
illuminate dal tramonto e cullate dai canti dei muezzin, che abbiamo la
sensazione di essere giunti in una terra magica... Trascorriamo il resto
della serata gironzolando per la città, rifocillandoci con il kebab locale
(carne di agnello o capra alla griglia) in modo da essere presto in camera
per quelle che abbiamo battezzato le "cifre della sera":
Km percorsi = 18,3 Velocità media = 15,9 Km/h Durata: 2
ore e 6 minuti Velocità Max = 35 Km/h
Itinerario: da Nevsehir ad Uchisar e ritorno
Caratteristiche: leggero falsopiano in salita all'andata; è tutto asfaltato
salvo i sentieri attorno al castello.
Domenica, 16 dicembre
Sveglia alle 8 e colazione all'europea; alle 10 si parte
e questa volta con il bagaglio al completo. I primi 9 Km di falsopiano già
collaudati il giorno precedente, non presentano alcun problema. Arriviamo
così a Uchisar, sotto la minaccia di un cielo plumbeo e di un vento gelido e
tagliente che permette, tuttavia, il crearsi di squarci di azzurro che
alimentano la nostra speranza. Il maestoso picco di tufo, traforato da una
centinaia di aperture e tormentato da tortuosi cunicoli (come un groviera)
diventa per noi un accogliente rifugio; all'interno di una di queste cavità
infatti depositiamo le biciclette ed organizziamo l'abbigliamento ed il
materiale per un'escursione fotografica.
Ci pare di essere in un presepio: il pavimento è
completamente ricoperto di paglia, sulla parete in fondo sono scavate alcune
mangiatoie; le pareti, il soffitto, le aperture generano uno spazio sinuoso
privo di angoli retti o spigolature e movimentato da molte nicchie e panche
ricavate dal tufo. La luce non è mai diretta, accarezza appena queste forme,
la disegna, ci fa conoscere la conformazione del tufo. Questi meravigliosi
giochi di chiaroscuro e di calde sfumature, il silenzio, l'assenza di vento,
la temperatura moderata, l'odore del fieno e l'atmosfera domestica sono dei
forti incentivi al prolungarsi della nostra sosta. Alcuni cocci (decorati a
mano con motivi ricorrenti e variopinti) sono parcheggiati accanto alle
nostre bici. E un segno evidente che queste cavità vengono usate tuttora
(soprattutto quelle raggiungibili con percorsi carrozzabili) dagli abitanti
di Uchisar come stalle e/o magazzini. A confermarci tale ipotesi giunge poco
dopo una pittoresca famiglia su uno dei soliti carri locali trainato da un
asino a sua volta trainato lui stesso dal capofamiglia. Attratte dalle
nostre biciclette le ragazze e la madre scendono: "la più carina" si
avvicina senza indugio e senza alcuna presentazione o altri convenevoli
impugna la nostra Pentax e ci immortala (per scherzo) imitando con la voce
il click dello scatto; evidentemente di stranieri (tutti turisti?) qui ne
devono passare parecchi!
Quando iniziamo a salire sulla piattaforma superiore
della Uchisa Kalesi (ci fanno pagare 3000 lire per il biglietto)
difficilmente riusciamo ad immaginare un forte flusso di persone che
transitano da queste parti nelle stagioni migliori. Non è solitudine ma
quiete disturbata soltanto dalle raffiche di vento: poca gente lavora
attorno alle proprie case, sui tetti, in qualche bottega, mentre tutte le
attrezzature turistiche sembrano chiuse da secoli... La pioggia si trasforma
in diluvio, ci rintaniamo in un "Caj Salon"; 6 Km ci separano da Goreme,
nostro teorico punto di arrivo. Il locale è pieno di visi tutti uguali con
barbe scuro grigie: tutti o quasi ex lavoratori ed ex emigrati, sanno tutti
qualche parola di tedesco... sembrano molto vecchi. Oltre a guardare senza
troppa attenzione la televisione posta sopra la cucina quasi fosse un totem,
impegnano tutte le loro energie nel palpeggiare ritmicamente il "rosario".
Ci facciamo un paio di the e si riparte nonostante la pioggia (qualche
curiosone deve aver messo i ditini nel contachilometri: non funziona più),
ormai fra poco farà buio; lungo la ripida discesa verso Goreme abbiamo il
primo incontro con neve e ghiaccio. Siamo completamente zuppi e per fortuna
troviamo un caldo tufo ad accoglierci. E' una meravigli anche se in un paio
di minuti lo trasformiamo in una specie di bazar - asciugatoio: il tutto,
stufa compresa, ci costa 15000 lire.
Le cifre: Km percorsi = 17 / 35,3 Velocità media = 11,4 Km/h Durata: 5
ore e 46 minuti Velocità Max = 41 Km/h
Itinerario: da Nevsehir a Goreme passando per Uchisar Caratteristiche:
falsopiano asfaltato per i primi 9 Km, dal castello di Uchisar si scende per
un sentiero a tratti fangoso a tratti roccioso lungo circa mezzo Km e molto
impervio (qualche passaggio dovrebbe aggirarsi su una pendenza del 100%); si
continua su strada asfaltata in discesa, poco all'inizio e via via sempre
più (poco prima del paese ci sono un paio di tornanti).
Lunedì, 17 dicembre
Dopo un breve giro per il paese di Goreme puntiamo verso
una specie di parco archeologico poco sopra il paese: è una valle tutta
scavata dall'uomo che vi ha realizzato tante, tantissime chiese, tutte
scavate nella terra. E' magnifico, tanto più che son tutte chiese cristiane.
Sono molte le brecce di luce nella coltre diuu nubi che riempie il cielo, il
che fa ben sperare. Così si va verso Zelve, (son già le 14.00) sempre
seguiti da un povero cane randagiotutto pelle ed ossa che evidentemente vede
in noiuna qualche possibilità di salvezza. Tentiamo un fuoristrada che si
rivela dopo un centinaio di metri una ben poco romantica discarica a cielo
aperto. Per uscirne seguiamo il solco di un torrentello: poco dopo il
rientro sul piano asfaltato incontriamo un piccolo paese arroccatoi su una
montagna: Cavousin. Il luogo è talmente affascinante a puntare su Avanos per
la notte (6 Km di falsopiano) per tornarci il giorno dopo in modo da poterlo
fotografare con più calma.
La città di Avanos è un po' più grande e un po' più ricca
delle altre; evidentemente è diventata uno dei punti di riferimento per il
turismo della zona. Non nasconde però le sue non povere origini: le vecchie
case pur malandate conservano finestre, portali ed archi di pregio a
dimostrazione di un passato comunque florido. Alloggiamo in un albergo
chiuso ed aperto solo per noi (20.000 lire turche per entrambi comprese le
bici in camera), purtroppo senza riscaldamento. Avanos vista di notte, dalla
sua parte più elevata sembra un presepe: le poche strade illuminate con luci
molto tenui sono incorniciate da un'immensa e luminosa via Lattea.
Le cifre: Km percorsi = 17,9 / 35,3 Velocità media = 11,9 Km/h Durata: 5
ore e 46 minuti Velocità Max = 42 Km/h
Itinerario: attorno a Goreme in mattinata, poi dal centro del paese verso
Avanos passando per Cavusin. Caratteristiche: forte salita verso il museo
all'aperto (non più di 1 Km, sulla strada verso Urgup) per il resto è tutto
un falsopiano prevalentemente in discesa fino ad Avanos.
Martedì, 18 dicembre
Ad Avanos c'é anche un negozio "specializzato" per
biciclette, ma non hanno camere d'aria della nostra misura... Spesso nelle
zone d'ombra l'acqua ai bordi della strada è ghiacciata: di notte la
temperatura dovrebbe aggirarsi attorno ai 3, 4 gradi sotto lo zero.
L'abbigliamento di oggi ne è una conseguenza: maglietta di lana, dolcevita,
camicia di felpa, paile, piumino senza maniche, tutina da bici, calze di
lana, fascetta in testa nelle ore più calde, berretto alla fine della
giornata, sciarpa o qualcosa altro per il collo. I primi ed ultimi ciclisti
li incontriamo proprio qui, alla mattina; uno è olandese, l'altro inglese.
Tutti e due lunghissime barbe ed equipaggiamenti alla casalinga... hanno
lodato molto le nostre bici. Ci aspetta una salita micidiale poco fuori
Avanos con tanto di ghiaccio sull'asfalto: per fortuna non è molto lunga.
Dopo il ripetitore televisivo la strada continua con un falsopiano tutto
curve fino ad un lungo rettilineo in discesa prima del Caravanserraglio.
Tutt'attorno non si vede neanche un albero, scarsissime sono le tracce
animali: sembra già di essere in pieno deserto. Il traffico è molto scarso:
un trattore ed una automobile in più di un'ora di tragitto.
Alle 11:05 arriviamo al tanto atteso caravanserraglio di
Sarihan: è in fase di rifacimmento probabilmente a scopo turistico ed è un
vero peccato che abbia perduto il fascino del tempo; quello della solitudine
però lo conserva ancora dato che non c'è traccia di insediamento umano a
vista d'occhio. Cade così definitivamente l'idea del the al quale ogniuno di
noi in cuor suo ambiva. Il tempo migliora ma il freddo rimane intenso
(sarebbe stato utile portarci appresso un termometro dato che da queste
parti sembra che non se ne trovino). Dopo una sortita a Zelve , dove
pasteggiamo con gli immancabili the, torniamo verso Cavousin dove troviamo
alloggio presso il solito albergo chiuso. Per fortuna, dopo aver fatto
capire al signore che ci ospita la situazione dei nostri stomaci ci arrivano
due calde minestre di pomodoro con pasta (molto, molto scotta) e due
porzioni di riso con salsa e pane molto abbondante, il tutto seduti a terra
alla turca avvolti dal dolce tepore di una stufa a legna (ipotizziamo due
possibili scenari: il legno brucia sempre in pochi minuti o questo succede
solo con il legno turco) della durata globale di due, tre minuti al massimo.
Alla fine segue la frutta caratterizzata da due strani "pomi" gusto mela -
limone la polpa, sapone alla rosa la buccia.
Non c'è acqua, ma ci hanno fornito la coca cola ed i
secchi per il WC. L'ospitalità turca è ottima. Far la doccia è quindi
impossibile ma lo sporco è l'ultimo dei nostri problemi. Così finalmente
scopriamo l'origine del famoso odore da "turco" che si sente dappertutto:
sulle mani e sui colli sporchi di autobus turco ci si "pastrocchia" mani e
resto con il profumo turco disponibile in tutti gli autobus. Il cielo
notturno ci presenta lo spettacolo delle stelle cadenti. La bellezza del
luogo fa scorrere il tempo molto velocemente: i giorni programmati ci stanno
sempre più stretti!
Le cifre: Km percorsi = 26,9 Velocità media = 11,9 Km/h
Durata: 7 ore e 41 minuti Velocità Max = 53 Km/h
Itinerario: da Avanos al caravanserraglio di Seheria e
ritorno; poi si ritorna a Cavusin (in direzione di Goreme) con una breve
pausa a Zelve. Caratteristiche: appena usciti dalla città ci si imbatte in
una breve salita molto dura (sino al ripetitore televisivo), la strada
continua a dossi sempre in salita fino ad un lungo rettilineo in discesa con
in fondo il caravanserraglio; al ritorno prima di rientrare in città
tocchiamo la velocità più alta; segue un falsopiano in leggera salita sino a
Cavusin (salvo le prime centinaia di metri dopo il bivio per Zelve).
Mercoledì, 19 dicembre
Sveglia alle 7:30 circa; la colazione ci arriva che siamo
ancora a letto verso le 8:30 portata dal padrone di casa che ci versa
personalmente il the nelle tazze accompagnato da uova sode, olive,
marmellata, nutella, pane. Il conto per due cene, due colazioni e due letti
è di 86.000 lire turche. La brina ghiacciata brilla sotto il primo sole;
dedichiamo buona parte della mattina a alla parte vecchia di Cavousin:
Peristrema. Verso le 17 arriviamo ad Urgup dopo esserci fermati al villaggio
rupestre di Zelve (e mangiato un toast al salame). La strada non è
particolarmente impegnativa; la distanza Zelve -- Urgup (10 Km) viene
coperta più che agevolmente in poco più di un'ora. Ad Urgup un signore ci
viene incontro da un negozio di tappeti mostrando un certo interesse per le
nostre biciclette; se ne occupa lui e ci procura un albergo da 20.000 lire a
testa con stufa in stanza.
Intanto qualche rottura: cede il portapacchi posteriore
in alluminio; lo si aggiusterà la mattina dopo con il fil di ferro: sarebbe
stato meglio averne uno più robusto. Il signore del negozio noleggia durante
la stagione estiva le Mountain Bike della ditta italiana Atala: ne ha circa
una sessantina e ci propone una chiacchierata che accettiamo ben volentieri.
Vuole organizzare un festival per M.B. in Cappadocia (sarebbe il primo che,
in Turchia, tenta un discorso del genere, stimolato dalla visita dell'altr'anno
di Franco Gianco, esperto di M.B. al quale la rivista " Bici da montagna"
aveva già dedicato un servizio.
Nonostante questo incontro ci dimostri che non siamo i
primi a pedalare con M.B. da queste parti possiamo sicuramente includerci
tra i pionieri dei M.B. Tour in Cappadocia. Le foto di Franco Gianco sono di
natura promozionale (molto belle) ma le biciclette non hanno alcun bagaglio.
Il nostro venditore di tappeti parla molto bene l'italiano: sono molti i
percorsi da poter fare con le biciclette. Alloggiamo quindi al Sulton Hotel:
sulla porta d'entrata, tra i tanti, un adesivo del Fuoristrada Club Trieste.
Le cifre Km percorsi = 15,6 / 95,8 Velocità media = 15,9
Km/h Durata: 4 ore e 25 minuti Velocità Max = 46 Km/h
Itinerario: da Cavusin a Zelve, poi verso Urgup.
Caratteristiche: nessuna difficoltà di rilievo anche per l'esiguità del
percorso.
Giovedì, 20 dicembre
Ci svegliamo alle 8, colazione in albergo e aggiustato il
portapacchi si va al negozio dove rimaniamo fino alle 11 in compagnia di
Kadir Akatay e di un suo amico che viene da Torino che di fatto dovrebbe
essere l'organizzatore del festival: Veli Toren. Su loro consiglio prendiamo
la strada per Nevsehir alla ricerca della valle dei "Camini di fata"... La
vallata è splendida anche se i camini non sembrano poi così tanti. Fino alle
14 rimaniamo nei dintorni della strada, fotografando. Da lontano torreggia
il Erciyes Dagi, montagna vulcanica sopra Kayseri, probabile ressponsabile
di tutti i fenomeni naturali della zona. Valutati i pochi giorni rimasti
decidiamo di cambiare programma: rassegnati abbandoniamo le città
sotterranee (addirittura 45 piani sotto la superficie) e la meravigliosa
valle di Ilora per puntare alle pendici del vulcano già tutto coperto di
neve (dista da qui circa 30, 40 Km). Visto che non siamo riusciti a
raggiungere la Peribacalari Vadisi, decidiamo di pernottare nuovamente ad
Urgup e di dedicare la giornata successiva alla scoperta della valle che,
secondo la guida del Touring dovrebbe trovarsi sulla strada verso Avanos.
La neve tocca anche rilievi non molto più alti del nostro
altopiano. Di notte la temperatura scende decisamente sotto lo zero.
Cambiamo albergo. L'Hotel Panorama per la stessa cifra non ci garantisce il
breakfast né una temperatura decente: il riscaldamento, una volta scelta la
stanza, viene chiuso e così ricorriamo ai sacchi a pelo. Approfittiamo della
sosta per goderci un buon bagno turco a 30.000 lire massaggio compreso: una
meraviglia. La serata si conclude con un po' di shopping e con una lauta
cena: una vera e propria pausa. Pur non essendo molti i Km percorsi sino ad
ora, la stanchezza dopo questi sei giorni si fa comunque sentire. Per
l'indomani è previsto il ritorno sulla strada di Avanos fino al bivio per
Zelve in modo da trovare la ormai mitica Peribacalari Vadisi, per poi
puntare a fine giornata, passando nuovamente per Urgup, a Mustafa Pascià.
L'obiettivo finale è il vulcano e ... la neve.
Le cifre Km percorsi = 9,8 / 105,6 Velocità media = 9,3
Km/h Durata: 6 ore e 39 minuti Velocità Max = 51 Km/h
Itinerario: da Urgup in direzione di Nevsehir e ritorno.
Caratteristiche: .Salita non impegnativa verso Nesehir; il ritorno viene
fatto sulla stessa strada.
Venerdì, 21 dicembre
Sveglia alle 8.00; la strada di fronte al nostro albergo
è ancora un po' imbiancata: durante la notte ha nevicato in tutta la zona
attorno ad Urgup. Il cielo è grigio e fa prevedere ulteriori nevicate:
speriamo soltanto che la neve non sia troppo bagnata. Dopo una buona
colazione a base di pane, nutella, formaggio e caj, normale o apple a scelta
torniamo verso Avanos. Uno dei frequenti aneddoti a conferma della
correttezza della gente di questi luoghi: ad una delle frequenti fermate di
Dario un camionista di passaggio mi avvisa della sua fermata. Tentiamo uno
sterrato che si rivela una specie di palude con tanto di sabbie mobili di
natura cementizia. La nostra corsa dura non più di 10 minuti. Dobbiamo
prendere le bici in spalla per poter recuperare la via del ritorno. Le bici
sono un blocco unico di metallo ed argilla; il rimetterle in efficienza ci
costa ben più di 10 minuti.
Sempre seguendo la guida Touring per poter raggiungere la
Peribacalari Vadisi, ci rendiamo conto che, a differenza di quanto scritto,
non vi è alcun accesso a quella che secondo i nostri calcoli dovrebbe essere
la meta. Abbandoniamo le biciclette in una piccola grotta di tufo non
lontano dalla strada e proseguiamo a piedi non senza esserci rifocillati con
un panino e qualche latte-cacao a testa. Dei camini di fata neanche l'ombra.
Altri sono i fenomeni naturali, tutti di pietra bianca e che per certi versi
assomigliano ai camini ma molto più tozzi, bassi e larghi, spesso usati
dall'uomo come luogo religioso o di dimora. Il cielo è sempre molto cupo, il
terreno è molto umido tanto che dopo un po' lo siamo anche noi. Nei residui
spazi di terra tra le roccie ci sono dei campi coltivati a vite con ogni
tanto degli alberi da frutta. Scopriamo le tracce di alcuni cani e di molti
animali, probabilmente greggi.
Sarà passata circa un'ora o poco più che incontriamo un
gregge e dato che non vi è gregge senza pastore ci avviciniamo nella
speranza di ottenere informazioni sui tanto ambiti camini di fata. Il quadro
paesaggistico è comunque stupendo: sullo sfondo non molto lontano da noi
torreggia un picco roccioso tutto traforato alla cui base vi si scorge una
grotta. Il pastore che, appeso ad un albero sta tagliandone i rami con
un'accetta altro non è che una donna. Di femminile ha ben poco, sembra una
donna primitiva ma, appena scesa dall'albero, ci chiede subito dei soldi. Un
po' per pena, un po' per l'accetta che impugnava, le consegniamo
immediatamente 1000 lire turche. La fotografiamo facendo finta di niente; il
click non lo considera proprio, sembra non abbia mai visto una macchina
fotografica. Se ne scappa via quasi subito per correr dietro alle sue
greggi.
Continuando nella nostra ricerca raggiungiamo quella
grotta vista da lontano che si rivela la dimora della pastoressa e delle sue
pecore. La donna sta raccogliendo tutto ciò che può servirle per riscaldare
il freddo inverno dell'altopiano. Ci raggiunge poco dopo in modo molto
singolare frammisto a risata, espressioni contratte dall'ira o da stupore:
la fotografiamo ripetutamente. Ciò che colpisce non è solo la particolarietà
del soggetto che ci troviamo di fronte e che viva da sola in una grotta in
pieno inverno, ma il fatto che sia donna oltre che vestita in jeans: in fin
dei conti siamo in un paese islamico. Durante la via del ritorno, prima di
riprendere le biciclette, una immediata grandinata copre tutto il paesaggio
circostante esaltando le strane forme della valle.
Recuperate le bici riguadagnamo la strada per Urgup con
l'obiettivo di raggiungere Mustafà Pasà. Da Urgup sono sei e mezzo i km
invece dei cinque dichiarati dalla mappa; la strada è ondulata e bagnata
come noi dopo i primi cento metri di pedalata. Ormai sono passate le cinque
del pomeriggio e la temperatura è sicuramente già sotto lo zero. Arrivati al
paese facciamo riferimento ad un bar del centro (forse l'unico) per farci
indicare una pensione ricavata da un antico monastero. Un enorme turco ci
offre il te e ci invita al tavolo di un più distinto signore (titolare della
bottega di fronte) per chiacchierare sulle affinità tra turchi ed italiani.
Dopo esserci appropriati di una delle stanze del monastero per mangiar
qualcosa ritorniamo al bar di prima dove ci viene offerto un concerto: il
turco enorme suona uno strano tamburo, il signore più distinto si destreggia
con un mandolino di sproporzionate dimensioni. L'ospitalità di questa gente
è più che confermata. Prima del dolce sonno ci dedichiamo alle operazioni di
asciugatura del vestiario a partire dalle scarpe; i tetti attorno sono
bianchi al pari della strada che si inoltra nel paese: appena arrivati non
ce ne eravamo quasi accorti!
Le cifre Km percorsi = 24,4 / 130 Velocità media = 12,6
Km/h Durata: 8 ore e 10 minuti Velocità Max = 44 Km/h
Itinerario: da Urgup in direzione di Avanos nei dintorni
della Peribacalari Vadisi; poi riattraversando Urgup sino a MustafàPasà.
Caratteristiche: leggera salita verso Avanos; un continuo sali e scendi tra
Urgup e Mustafà Pasà (6,5 Km).
Sabato, 22 dicembre
Prima di partire dedichiamo un po' di tempo a Mustafà
Pasà che, mezzo imbiancato dalla neve si rivela più che affascinante:
lasciamo il paese appena a mezzogiorno dopo aver fatto la spesa (non ci sono
bibite ma solo biscotti; nelle botteghe non ci sono i frigoriferi). Nelle
zone d'ombra il ghiaccio copre l'asfalto ma le bici si comportano
egregiamente. Arrivano subito i primi dubbi: secondo le nostre carte la
distanza fino a Yesihlsar non dovrebbe superare i 40 Km; per i cartelli
stradali è di 50 Km. Il color grigio del cielo rafforza l'atmosfera irreale
della zona quasi tutta coperta di neve. Durante il tragitto incrociamo una
grande aquila appena staccatasi in volo da un albero poco lontano dalla
strada. Non incontriamo nessun veicolo: certo che se succede qualcosa
dobbiamo proprio arrangiarsi.
Dopo un ripida salita ci fermiamo a Sahinefendi, paese
poco sotto all'altopiano che ci separa dalla meta odierna: la luce durerà
ancora per poco, decidiamo di chiedere un passaggio o eventualmente di
pernottare qui. Un piaccevole incontro: attraversa la strada a pochi passi
da noi una donna con sulle spalle una lunga tavole con tante pagnottone
calde appena uscite dal forno; cene regala una e se ne va senza neanche
attendere un grazie. Una vera bontà! Frattanto attorno a noi si forma un
crocicchio di persone per buona parte giovani, incuriositi dalla nostra
presenza. Ci invitano a giocare una partita di calcio: conoscono il
campionato italiano meglio di noi. La fortuna ci accompagna: alcuni di loro
bloccano un Dolmus (leggi furgone Ford Transit)che aveva intenzione di
raggiungere Urgup e che per noi (e per 50000 lire turche) inverte la rotta
per recapitarci a Yesilhsar.
La strada che percorriamo in Dolmus (e che avremo dovuto
fare in bici) è tutta salita fino all'altopiano per arrivare ad un'altezza
di circa 1300 metri o forse addirittura 1500; poi il tavolato che si
presenta dopo una specie di passo, sembra infinito tant'è grande, è brullo,
non c'è quasi nessun albero ed è completamente innevato. Il rettilineo che
lo attraversa è lungo circa 10 Km. Dopo una lunga discesa Yesihlasar, 13000
abitanti secondo un cartello all'entrata. Questa meta è soltanto tecnica in
quanto sulla strada per Kayseri dovrebbe essere più facile incrociare un
autobus per raggiungere l'Erciyrs Dagi. Anche qui un incontro: un maestro di
scuola ci offre il te e ci accompagna per tutta la serata pur non potendo
scambiare con noi alcuna parola dato che conosce il tedesco e noi no. Prima
di andare a dormire dobbiamo scaricarlo anche se ci rimane un po' male.
Penso che per questa gente il conoscere un occidentale può rappresentare
qualcosa di importante nell'ambito della loro comunità, forse una questione
di prestigio. Infatti il maestro ci introduce presentandoci al bar, al
ristorante e negli altri luoghi pubblici che incontriamo nel paese. In
ristorante siamo al centro dell'attenzione: ad un certo punto si sono seduti
tutti a semicerchio attorno a noi per guardarci mangiare; forse mangiavamo
troppo per le abitudini locali!
C'è un'altro fatto degno di nota: il cambio dei dollari
americani in lire turche. Gli uffici di cambio sono ormai chiusi; tentiamo
nell'Ufficio postale ma senza successo. Un cliente però si propone di
cambiarceli lui: sparisce per un paio di minuti. Torna con il giornale per
mostrarci il tasso ufficiale di cambio. Non ha arrotondato a suo vantaggio
neanche di una lira. Sembrano proprio onesti 'sti turchi. Durante la notte
il caldo è solo una speranza, mantenuta viva dal colore rosso della stufa:
ricorriamo ancora una volta ai nostri sacchi a pelo.
Le cifre Km percorsi = 18,9 / 148,9 Velocità media = 10,5
Km/h Durata: 4 ore e 35 minuti Velocità Max = 47 Km/h
Itinerario: da MustafàPasà a Sahinefendi; poi con il
Dolmus sino a Yesihlsar Caratteristiche:.falsopiano in salita quasi per
tutto il percorso; l'ultimo tratto è tutta salita fino al paese. Il tratto
percorso con il furgone è percorribile in bicicletta: il primo tratto è una
dura salita, seguita da circa 10 Km di rettilineo piano e da una lunga
discesa fino a Yesihlsar. La distanza tra Mustafà Pasà e Yesihlsar è di 50
Km.
Domenica, 23 dicembre
Colazione a base di olive nere, piccole, pane, burro e
marmellata, come sempre accompagnata dal caj. Alle 11:30 ci aspetta (si fa
per dire) un dolmus che lascia Yesihlsar con 14 persone a bordo (non ci sono
posti a sedere per tutti), almeno 14 bagagli e 2 biciclette (sul tetto). A
Kayseri arriviamo in mezz'ora o anche meno; dopo una breve pedalata per la
città in cerca della strada giusta per il vulcano e dopo altre due
pagnottone calde offerteci da un panettiere in furgone, saliamo su di un
autobus di linea (di quelli urbani con le porte a soffietto) con le bici a
seguito. Arriviamo ad Hacilar, sulle pendici della montagna, dal quale,
pedalando, tentiamo di raggiungere qualche punto più alto. Nevica ormai da
un po' di tempo, l'Erciyrs non si vede quasi più, le nuvole si infittiscono
e noi siamo sempre più bagnati. Alle 15:30 decidiamo il ritorno che avviene
alla velocità massima possibile in quelle condizioni. Durante la lunga
discesa verso la città la neve si infittisce sempre più: arriviamo al Bus
Terminal praticamente fradici.
Le cifre Km percorsi = 22,4 / 171,3 Velocità media = Km/h
Durata: 4 ore e 12 minuti Velocità Max = 41 Km/h
Itinerario: da Yesilhar a Kayseri con un Dolmus, con
l'autobus sino a Hacilar; in bici sino alle pendici del Erciyrs Dagi e
ritorno a Kayseri alla stazione delle corriere. Caratteristiche:.discesa di
circa 15 Km da Hacilar alla città.
Lunedì, 24 dicembre
Il viaggio di ritorno in autobus è analogo a quello di dieci giorni fa
(bici comprese) salvo Istanbul che si presenta tutta coperta di neve. In
aereo tutto come da programma a parte il fatto che rischiamo di rimanere in
piedi: alcuni passeggeri (sapremo dopo che sono quelli che fanno scalo a
Skoplje e a Sarajevo) prendono letteralmente d'assalto l'aereo occupando
tutti i posti disponibili per se, per gli amici, per le borse, per i
vestiti, etc... Mi ricorda molto quelle corriere che fanno la spola tra i
paesi africani o latinoamericani; il posto c'è per chi lo sa trovare. Dopo
lo scalo a Sarajevo, alla volta di Ljubljana, ci viene offerto il "Delo",
giornale sloveno. La prima pagina è occupata da una sola notizia: La
Slovenja ha oggi dichiarato la propria indipendenza.
Conclusioni e commenti
.... vantaggi e svantaggi del periodo giornate corte poca gente il
viaggio in bici la possibilità di usare degli sponsor tipicità delle zone
per viaggi in bici POST SCRIPTUM