2000 Creta

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Viaggio a Creta in Panda

Domenica 30 aprile 2000

Lasciamo Trieste con calma ed in meno di tre ore di autostrada raggiungiamo Verona

Partenza da Verona Villafranca alle ore 14 :10

Arrivo ad Iraklon alle ore 17:50

Con il Bus n° 1 (180 dracme a testa) raggiungiamo il centro a piazza Eleftherias. Cena a base di Lamb (arrosto di agnello) che ha più grasso che carne e tutto sommato è anche abbastanza caro per essere in un take away. Continua la passeggiata al centro alla ricerca della futura auto a noleggio fino al molo, sul mare; ci facciamo un frappé ed una cioccolata in uno dei caffè greci, proprio di fronte alla Fontana del Morosini, Dormiamo all’ostello dove sganciamo 4500 dracme più 400 per le lenzuola. La stanza è di fatto una camerata con tre brande a castello per un totale di sei posti ma, riservata a noi due. Non ci sono cuscini e con una sola coperta fa freddo. Entra luce nella stanza per cui ci si sveglia presto… forse per 9000 dracme era meglio pernottare all’Hotel XXX a due passi dall’Ostello.

Lunedì 1 maggio

Alla mattina ci aspetta un Panda verde oliva con doppia cappotte (5 giorni per 35000 dracme, pari a circa 210.000 lire). Dopo la colazione si parte alla volta dell’altopiano di Lassithi, quindi verso est lungo la costa fino al bivio per Chersonisos. La costa è strutturata per una grande quantità di turisti e quindi piena di villaggi artificiali. Prima di arrivare a Tzermiado ci fermiamo al passo subito prima dell’altopiano dove troviamo, proprio sulle cima, tanti resti di mulini a vento. Molti di più dei mulini i pullman turistici che ci danno l’idea della gran massa che deve raggiungere questi luoghi durante l’estate.

L’altopiano si presenta verdeggiante, con tante pale di tela su strutture metalliche che servivano e servono in alcuni casi tuttora, quali pompe d’acqua destinata all’irrigazione. L’altopiano è tutto coltivato; il villaggio di Tzermiado non è un gran ché. Compriamo quattro pezzi di pane per 800 dracme con l’idea di farci un panino con lo speck acquistato a Trieste: è pane dolce poco adatto ad essere mangiato anche da solo; finirà qualche giorno più tardi in bocca ai disperati cani di Creta. Lasciamo quindi il villaggio e la sua vallata verde arrampicandoci sui monti attorno; si nota salendo che su una collina, verde come il piano, vi è un resto di una dimora fortificata di qualche antico feudatario locale. Puntiamo su Neapoli con l’idea di raggiungere Spinalonga passando in zone di montagna con bei paesaggi rurali e brulli.

Spinalonga è sia penisola che isola: alla radice della prima, dove ci facciamo una pennica, c’è un residuo di monastero; a fianco del sottile lembo di terra che la fa diventare penisola dovrebbero esserci i resti di un antico edificio minoico o almeno così riferisce la nostra guida. Di fatto non fa molto caldo e dopo una breve pausa davanti al mare rinunciamo alla possibilità di farci traghettare all’isola di Spinalonga dove ci attendeva un ex lebbrosario in rovina.

Sempre più ad est raggiungiamo Vai, piccola spiaggia sabbiosa con tanto di palmeto annesso (non artificiale). E’ infatti, come preannunciato, molto bella, piccola e fortunatamente poco frequentata, forse a causa del vento e della temperatura non estiva che caratterizza le nostre prime giornate cretesi. Il parcheggio a pagamento a fronte della spiaggia, il ristorante bar ed il Diving  danno l’idea di quanto sarà fitta di corpi umani nella prossima stagione estiva. Siamo quasi gli ultimi a lasciare la spiaggia ormai senza sole pur essendo appena le 17 e trenta del pomeriggio (siamo inseguiti dalle nuvole); imbarchiamo una tipa tedesca che aveva perduto l’ultimo autobus e dirigiamo il Panda verso Palekastro con variante a Moni Toplu. Il monastero sembra infatti una fortezza: diamo un’occhiata al cortile centrale ma sono già passate le sei ed è ormai chiuso ai visitatori. Il pollaio fuori le mura del Monastero è pieno di galli senza neanche una gallina. Chissà perché?

Palekastro è un piccolo villaggio che sente l’influsso turistico della vicina spiaggia con le palme. mangiamo in una taverna sulla piazza centrale del paese proprio a fianco della chiesa: omelette con patate fritte inside ed agnello con variante insalata greca per Furio. Pernottiamo in una camera pulita con tanto di piccolo balcone. La signora ci offre due piccoli dolci e due uova colorate con benvenuto pasquale (ricordano le titole nostrane). Dal balcone si vedono sul retro dell’edificio gli onnipresenti ovini nella fattispecie pecore. Finisco Pao Pao di Tondelli.

Martedì 2 maggio

 E’ una bella giornata; dopo opportuna colazione puntiamo verso Zakros, partenza di un trecking di qualche ora verso la spiaggia ed i resti di una villa minoica a Kato Zakros.

Nel paesino di Zakros troviamo una piantina dell’area affissa ad un tabellone di legno: non chiarisce molto bene il come raggiungere l’entrata della gole che ci dovrebbe portare al mare, per cui continuiamo con il Panda e, attraverso un’altra entrata, vi accediamo a circa 2/3 del percorso. La prima parte è piuttosto impervia, dopo aver superato un cancello metallico (questi cancelli non delimitano zone private ma delimitano lo spazio operativo, ovvero mangereccio, degli ovini) si scende di parecchi metri sino a raggiungere il greto del fiume che caratterizza la gola. Decidiamo di percorrere il primo tratto della gola verso Zakros alla ricerca di una grotta che comunque non troviamo. Le pareti della gola sono strette e piene di caverne; il colore tende al rosso ruggine. Sul fondo valle la vegetazione è rigogliosa ma poco lontano dal corso d’acqua l’area brulla riprende a dominare con conseguenti capre. Ad un allargarsi della gola, probabilmente vicino al suo inizio facciamo dietro front ripuntando al mare, verso il palazzo minoico di Zakros. Nella vegetazione, oltre a platani e oleandri, sono molto frequenti della calle viola scuro con gambo verde puntinato di bianco: mi da l’idea di un’atmosfera un po’ “Spazio 1999”. Incontriamo pochi turisti e con meno di due ore di cammino raggiungiamo i ruderi del palazzo minoico alla cui visita rinunciamo in virtù di un stravaccamento sulla vicina rena. Ci distendiamo verso l’angolo destro della spiaggia, dopo aver passato in rassegna a tre o quattro posti accalappia turisti con eccellenti odori alla griglia. Tentiamo di porci sottovento ma non fa molto caldo per cui dopo non molto riprendiamo il cammino nella direzione inversa raggiungendo la Panda a pomeriggio inoltrato.

L’idea è quella di raggiungere Ierapetra utilizzando alcune strade secondarie segnate sulla mappa regalataci dai proprietari del Panda. La realtà non assomiglia a quanto segnato ma in qualche maniera riusciamo a raggiungere Adravasti, Sitanos, Chandras, Armeni, percorrendo un lungo tratto di sterrato che ci porta ben alti sulle montagne brulle: per strada incontriamo un cane legato ad un barile che gli fa da cuccia, a protezione delle greggi; ha sicuramente molta fame, e poi tante pecore ed eliche ultramoderne, probabilmente centrali elettriche eoliche … davvero uno strano scenario.

Con considerevole slancio “autistico” ovvero voglia di rimanere in auto, (piove) puntiamo decisamente verso la parte occidentale di Creta e ci fermiamo che è già buio in una cittadina poco significativa: Mires. Trascuriamo l’area archeologica di Gorthis ( ormai è quasi buio quando passiamo al suo fianco). Mires architettonicamente è piuttosto insignificante, una specie di piccola Monfalcone; ci sono alcuni caffè alla moda, uno di essi è un Net Caffé. Ci accomodiamo in una pensione poco lontano dalla via principale, un luogo niente di speciale a 7000 dracme: nel pianerottolo oltre ad altre cianfrusaglie c’è un secchio pieno di lumache le quali, non so perché, rimangono al suo interno pur non essendovi sopra alcun coperchio. Rimango affascinato da un barbiere vecchio stile ma non riesco ad entusiasmare Furio sulla validità del taglio alla cretese.

Dopo la cena a base di Gyros e molte patate fritte, l’agognata insalata greca per Furio non era disponibile, ci becchiamo un caffè in un locale molto locale. In origine avrebbe potuto essere benissimo un garage o un negozio: portone a vetri centrale, monolocale con in fondo il bancone, una bella luce al neon al centro eduna fascia verde oliva tutt’attorno alle pareti. Clienti tutti maschi, operai o agricoltori, non ci è dato sapere, ma senz’altro gente che lavora con le mani; c’è un gran vociare del quale, ovviamente non capiamo nulla ma il clima dà l’idea che le persone vi stiano a proprio agio. In fondo, sopra il bancone, troneggia una TV accesa che quasi nessuno guarda: è interesse del solo nostro vicino di tavolo, ma soltanto perché non ha nessuno con il quale chiacchierare: tra l’altro gli becca un attacco di tosse esagerato che sembra quasi rimanerci lì; per fortuna si riprende senza lanciarci troppi odiosi bacilli virulenti.

Il bicchierino di Ouzo è presente su tutti i tavoli, assieme a cetrioli, olive e peperoni, escluso il nostro. Il caffè raggiunge quota 200 dracme: il minimo storico.

Mercoledì 3 maggio

Visita a Festos a pochi chilometri da Mires, secondo palazzo minoico per dimensioni. Poco più a sud c’è Matala, luogo mitico degli Hippy post Vietnam con spiaggia e grotte annesse, ex necropoli: Non lo consideriamo dato che la guida lo evidenzia come ormai inquinato dal turismo.

Un migliaio di dracme a testa per entrare nell’area archeologica di Festos; è sopra una collina dalla quale si gode un’ottima vista sulle verdi pianure circostanti. Si individuano, in pianta, il teatro o presunto tale, il propileo di accesso al cortile interno, le stanze reali, i magazzini con le giare di terracotta: il tutto dovrebbe risalire a quasi 4000 anni fa. Bisognerebbe conoscere in maniera più approfondita la civiltà minoica ma certo è che i signori di Festos se la dovevano passare piuttosto bene. Al tourist shop annesso all’area compriamo una guida in lingua italiana dedicata ai viaggiatori motociclisti in giro per Creta: offre molti spunti interessanti.

Lasciamo Festos giusto in tempo per l’arrivo dei pullman massa. Sulla spiaggia, le dune di sabbia lasciano intravedere una donna su un asino che ricorda la grassa di Picasso

Fino a Spili sulla strada principale poi a destra, verso sud, verso il mare libico ed il Monastero di Moni Preveli.

Sono due i monasteri: Kato Moni Preveli è in completo abbandono ed è recintato per impedirne l’accesso; la chiesa ha il solaio ancora integro. La guida ci racconta che su una parete di uno degli edifici vi sia disegnata una grande foglia di Mariuana; il tour esterno non ci permette di individuarla.

Pochi chilometri più in su, con la vista sul mare, la strada termina a Moni Preveli: grande parcheggio all’esterno e, ovviamente, biglietto per entrare.

Gli edifici sono per metà ristrutturati e per metà cadenti. I monaci lasciano libero accesso al museo, raccolta di oggetti preziosi e sacri del monastero, e alla chiesa, piccola e ortodossa come tutte quelle che abbiamo visto finora. Al suo interno, sul lato sinistro vi è un luogo per leggere i salmi a circa due metri da terra ma non vi è alcuna scala d’accesso: non si riesce ad immaginare la dinamica di accesso del monaco di turno. C’è un bell’albero, con chioma molto folta nel cortile subito sotto la chiesa; sembra che abbia un centinaio d’anni dato che riporta una scritta che rievoca la data di morte di un monaco. A fianco del museo una voliera poco tranquilla attira la nostra attenzione: pernici e pappagallini colorati. Una delle pernici viene ripetutamente attaccata da una sua simile e questa si sfoga facendo paura ai pappagalli: insomma un clima poco consono alla spiritualità del luogo.

Di nuovo verso il mare a Plakias, luogo turistico nel quale pernottiamo con una splendida vista sulla spiaggia intervallata dai cavi dell’energia elettrica ( in tutta Creta, come d’altronde in tutta la Grecia, l’energia elettrica destinata alle abitazioni viaggia attraverso cavi aerei su pali di legno creando una rete spesso molto fissa di cavi con tanti di trasformatori). Mangiamo piuttosto bene in una taverna turistica sul lungomare con specialità cretesi: una specie di Goulash con formaggio locale e agnello con carciofi. Non fa caldo: la veranda sul mare è protetta dal vento con teli di plastica; ogni capriata è dotata di una stufa a gas rivolta verso il basso. I turisti non sono tantissimi.

Giovedì 4 maggio

Percorriamo una strada tortuosa che costeggia i monti rivolti verso il mare sino ad una parte più pianeggiante con sullo sfondo la fortezza veneziana di Frangokastelo. Della struttura rimangono le mura perimetrali degli edifici e le mura di cinta; il torrione è ormai vuoto ma ci sono alcuni travi posti sui solai intermedi di recente posa che evidenziano una volontà di recupero della struttura. La porta a mare è sovrastata dal leone di San Marco: poco più in là una spiaggetta con un piccolo bar taverna. Arrivano due pullman di turisti tedeschi con tante macchine fotografiche.

Proseguiamo fino a Chora Sfakion, località pseudo mafiosa nella quale, il tipico regalo per il 16° anno di età, prevede due pistole, munizioni comprese. Tutti i cartelli stradali dei dintorni sono sforacchiati dalle prove di tiro … sembra di essere nelle Krajne. Ciò avviene anche in altre zone dell’isola ma qui sembra che il fenomeno sia più intenso. Da Chora Sfakion partono le imbarcazioni verso Agia Roumeli, base di arrivo delle famose gole di Samarià, una delle mete cardine del nostro e della buona parte dei tour turistici di Creta. Si tratta di una lunga e stretta gola all’interno di un parco naturale: per percorrerla dovrebbero servire circa cinque ore di cammino; si inoltra nel mezzo di due montagne che superano i 2000 metri. La neve a maggio è ancora presente. Chora Sfakion, a vedersi, più che un covo mafioso ( opinione espressa dalla nostra guida motociclistica) sembra un piccolo villaggio turistico con poca spiaggia e per metà abbarbicato sulle pendici dei monti sovrastanti. Per la prossima imbarcazione è necessario attendere le 14 e 30. E’ quasi mezzogiorno e, anche per non rimanere intrappolati nella rete di odori mangerecci della taverne acchiappaturisti, puntiamo, sempre con il nostro Panda verso Anopoli con il chiaro intento di raggiungere le gole di Samarià in maniera alternativa al percorso via mare. Non si rivelerà possibile in quanto poco dopo Anopoli le strade si esauriranno tra gli uliveti. Passiamo però sopra un ponte probabilmente militare posto a picco sopra una gola stretta e profonda; sull’altro versante una piccola chiesa bizantina e subito dopo un vasto bosco di cipressi.

Più ci si avvicina alle gole ed al gruppo montuoso del Lefka Ori e più le nuvole hanno il sopravvento sul sole. Siamo stufi del vento e del cielo grigio e cambiamo radicalmente itinerario lasciando la famose gole di Samarià  al pellegrinaggio degli ovoturisti (si è notata una certa somiglianza tra le greggi di ovini propriamente detti ed i gruppi organizzati di homos turisticus). Alla sera raggiungiamo un a splendida veneto turca Canea o Chaina: bello in vecchio porto veneziano, il faro, anch’esso veneziano, il centro storico, veneziano pure lui. Ci sono ancora gli arsenali della flotta di San Marco. Un minareto ed alcune case turche testimoniano la stiria del dopo ‘600 quando La Canea, grazie alla sua poderosa struttura difensiva diventa il centro amministrativo dell’isola sotto il dominio ottomano. Anche qui troviamo alloggio con facilità per 8000 dracme in un albergo curato e pulito il cui poggiolo dà su un cortile interno tutto verde: limoni, un melograno, una rsa che si arrampica via via su tutti i piani dell’edificio ed altro ancora di cui non ricordo il nome. E’ a due passi dal mare e ce ne accorgeremo la mattina seguente di esservi così vicini.

Venerdì 5 maggio

Dobbiamo liberare la camera entro le 12 per cui riusciamo  a farci un giro in centro alla luce del sole. Il mare è molto agitato e dalla bocca intermedia della diga che protegge  il porto entra acqua spumeggiante che ricorda l’acqua dietro alla poppa di una nave con la eliche a tutto vapore. Alla fine della diga, che in totale può essere lunga quasi un chilometro, c’è il faro veneziano, oggi dotato di luce rossa; il cancello di accesso è semiaperto per cui entriamo alla prima terrazza: il pavimento è ricoperto di lamiere. Stanno evidentemente facendo dei restauri ma molto alla Jugo, come si dice dalle nostre parti. Seguiamo con lo sguardo rivolto a nord la figura di una barca a vela che arranca tra i marosi, stranamente senza alcuna vela issata: con mare e vento forti, qualche pezzo di tela potrebbe stabilizzare di più lo scafo. Attendiamo la sua entrata in porto: batte bandiera finlandese e si ancora in mezzo alla marina, senza attraccare. Salperà un’ora dopo con la randa: probabilmente deve aver avuto qualche problema con la velatura. Rifacciamo il giro del centro della Canea cuccandoci due dolcetti alle meli tipo strudel. Da queste parti, le paste sono di dimensioni ben maggiori che dalle nostre … eppure i greci sono di taglia più piccola.

Le nostre scelte della giornata sono vincolate dall’impegno a restituire il Panda a Iraklion la mattina seguente; vorremmo pernottare a Rethimnon con l’idea di lasciarla alle 7 del mattino in maniera da essere entro le 9 alla sede dell’affitta auto.

La nostra guida motociclistica ci porta però a trascurare la penisola a ridosso di Chania e ci spinge ancora più a ovest verso Kolimbari dove ci accolleremo una buona ora di duro sterrato sino alla sua punta estrema a Diktina. Tante pecore, capre ed una famiglia di Cri Cri (capre anatoliche reinselvatichite). Le rovine di un tempio antico e la base logistica di un pecoraio sono circondati da una splendida piccola baia di roccia bianca con spiaggia a sassolini. Mare blu e pietra bianca, quasi Dalmazia, con fortunatamente poco vento e sole caldo: ci addormentiamo per quasi un’ora.

Sono quasi le cinque quando abbandoniamo la spiaggia per ripercorrere l’ora di sterrato e poi verso est, fino a Rethimno, dove troviamo un alloggio molto economico, 6000 dracme, proprio alle spalle della fortezza veneziana. Il centro ricorda, in piccolo, quello di Chania; per la cene tentiamo di evitare i locali del centro e veniamo accalappiati da Katerina che ci fa mangiare poco e male a prezzo pieno. Rientriamo presto: la sveglia per la mattina seguente è prevista per le 6 e mezzo.

Sabato 6 maggio

Raggiungiamo Iraklon verso le 8:30 e riconfermiamo il Panda per ancora una giornata allo stesso prezzo, colazione in centro.

Knossos dista pochi Km dalla città, non c’è molta gente in attesa al botteghino dei biglietti. Sono molto curioso di vedere le “terribili” ricostruzioni del palazzo. L’area archeologica è vasta, il Palazzo è decisamente più grande di quello di Festos .. doveva essere veramente un edificio imponente. Ci accoglie il lamentoso grido di un pavone appollaiato in cima ad un cipresso.

Pensavamo che la parte ricostruita fosse maggiore di quanto si vede; non sono in grado di giudicare l’attendibilità delle ricostruzioni ma ritengo cjhe siano importanti per rendere l’idea degli ambiti. Il profano, come noi, che entra in contatto con i resti di un edificio di quasi 4000 anni fa del quale rimangono solitamente i resti delle mura perimetrali, non riesce a rendersi conto del volume della struttura Knossos, che ad esempio raggiungeva i cinque piani di altezza. Quindi la ricostruzione, seppur parziale, può portare a fruire delle magnificenze del passato anche i non addetti ai lavori. E’ importante che si riescano a riproporre ambientazioni in grado di far comprendere le modalità di vita del luogo. Ciò non vuol dire per forza che la ricostruzione debba avvenire sopra i resti originali; potrebbe, per esempio, essere fatta in maniera virtuale. Comunque, nel ‘900 ciò non era neanche ipotizzabile.

La visita a Crosso stimola l’approfondimento di quella che fu la civiltà minoica. Dopo il nostro ingresso continuano ad affluire i gruppi di turisti; verso le 11:30 leviamo le ancore alla ricerca, come proposto dalla nostra motoguida, di un altro sito archeologico poco distante e poco noto, a ridosso della cittadina di Archanes. Stupisce fin dall’inizio Archanes, è tutta curata, facciate degli edifici a nuovo, pavimentazione in pietra nelle vie laterali, lampioncini stradali in ferro nero.

Ci ristoriamo con un caffè ed un’insalata greca in una specie di slargo con alberi e siepi. La collina archeologica alle spalle del villaggio nasconde una necropoli della quale apprezziamo, in pianta, gli edifici. Questa visita ci conferma quanto poco interessante possa essere, per un profano, la vista di muretti in pietra che, soltanto dalla lettura di qualche testo, possono essere qualificati come minoici o micenei. Tutte le suppellettili e le tombe sono state trasferite al museo di Iraklion e così la visita alle rovine rischia di essere “arida”.

Visitiamo un altro sito minoico sulla strada verso Kasteli: una ex villa nel cui magazzino sono state mantenute delle antiche giare ritrovate sul luogo.

Da Kasteli verso Chersonisou, nei cui dintorni dovrebbe esserci un interessante spiaggia naturista. Dopo qualche giro a vuoto, all’estremità occidentale della cittadina, a ridosso di una punta, sotto un costone un po’ a picco, ci sono delle piccole baiette con spiaggia. IL luogo è molto gradevole e ci rimaniamo fino a che le onde di marea da una parte e l’ombra del rilevo alle nostre spalle non assottigliano radicalmente la già sottile striscia di rena soleggiata.

Domenica 7 Maggio

Viaggio di ritorno: in aeroporto incontro Renzo Poli (il consorte di Annalisa Cimenti) che rientra da un viaggio  in solitaria: sembra un po’ solo e parla molto.

 

Per informazioni o prenotazioni al B&B scrivere a info@canovella.it o telefonare allo  +39.040.2024153 (dalle 8:30 alle 20:30)

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